[ corpi di scarto ]

[…] Ci vengo a cercare delle cose ogni tanto. Non hai mai sentito parlare dei cercatori? Questo posto di notte si riempie. C’è chi getta via cose inutili e chi pensa di trovare cose preziose. […]
[…] i sacchi d’immondizia invece finivano ammassati e immediatamente inutilizzabili. Il ferro arrugginiva, i tessuti si impregnavano di acqua sporca e tutto diventava morchia indistinta. Il vero nemico per gli abitanti della discarica era l’acqua. I tre camini continuavano a sbuffare ininterrottamente. I camion riversavano il loro carico direttamente nei forni, senza pretrattare, senza differenziare. Così in quei giorni finiva in fumo qualsiasi cosa, con tutti i livelli di diossina sopra la media, tanto nessuno li avrebbe respirati per una stravagante convinzione che l’acqua fosse in grado di ripulire l’aria. Nessuna analisi nei giorni di pioggia. E quelle nelle giornate di bel tempo venivano regolarmente evase. […]
Corpi di scarto, Elisabetta Bucciarelli - Verdenero noir di ecomafia, edizioni Ambiente
In copertina una bambina, di bianco vestita.
Tra le mani un mazzo di mimose, sul viso ha dipinta un’espressione seria, quasi meditasse sul senso del suo essere lì, tra mucchi di sacchi che nulla lasciano all’immaginazione sul luogo in cui si trova: una discarica, il senso tangibile del degrado e tutto ciò che ne consegue.
Parrebbe in contrasto, quasi stridere, questa bambina dal viso intenso con la storia raccontata nel libro: un gruppo di persone che vivono la loro vita in una discarica, in una Città che potrebbe essere la nostra. Iac un adolescente costretto a crescere in fretta, vive tra la casa della madre e la discarica dove trova ciò di cui ha bisogno per sopravvivere.
Il suo fratellino Tommi, piccolo essere in cerca di rassicurazione e premura.
Silvia attraente ragazza perbene, di cui Iac è innamorato, insicura e scontenta del proprio corpo.
E poi Saddam lo zoppo, il nero Argo, l’italiano Lira Funesta, Il Vecchio barbone, un cane, un chirurgo plastico alla ricerca della perfezione assoluta.
I ritmi di vita scanditi fuori dagli schemi usuali ma normali per chi vive in discarica. Una normalità che ci fa conoscere e toccare con mano attività abusive ed illecite che divengono norma, in un crescendo emotivo che coinvolge e appassiona.
Una storia che è anche una denuncia: ci sono esistenze che sembrano invisibili ed invece si trascinano davanti ai nostri occhi. Vite che si consumano nell’emarginazione e nel disagio. Vite che la società – cioè noi – finge di non vedere. Persone che manipolano la realtà per scopi e fini poco onesti e speculano sulla pelle degli altri. Vite vissute a margine.
Gli scarti della società che ci fanno paura perché diversi ai nostri occhi eppure così vicini a noi, per questo temuti e tenuti lontani. Scarti umani, rifiutati dalla propria famiglia, quasi come fossero immondizia ma che – nonostante tutto – hanno una loro immensa dignità e nella loro anima c’è ancora posto per il bene che viene loro negato.
Gli scarti quotidiani, fatti di cose inutili al nostro pensiero, ma preziose per chi deve sopravvivere ad un abbandono, in questa società che definisce lo status e dove lo spreco quotidiano domina sovrano.
Gli scarti di un corpo quando viene manipolato dalla chirurgia estetica che impone la visione perfetta, senza grinze, patinata, fredda nel suo essere nulla. Vuoti a perdere di vite vuote, senza colore se non quello dell’apparire.
Una storia che ci costringe a pensare, a riflettere su quanto ci accade attorno perché, come recitano le parole che aprono il libro, “siamo ognuno lo scarto parziale o totale di qualcuno”.
Una frase che mi ha toccato il cuore, che mi ha fatto pensare a lungo: una frase in cui credo ci sia un fondo di verità; tutti noi dovremmo indignarci e vergognarci un po’ quando fingiamo di non vedere – o non sappiamo vedere - che il degrado dei valori, delle relazioni umane, emotivo, è intorno e dentro di noi; lo si percepisce nelle distanze che prendiamo dagli altri innalzando muri o cadendo nella rete dell’indifferenza, più di quanto pensiamo.
Esserne consapevoli fa la differenza, per non divenire noi stessi solo scarti totali o parziali di qualcuno…perché quella bimba, in copertina, potrebbe essere ognuno di noi.
Corpi di scarto, il blog
Il blog di Elisabetta Bucciarelli
Per conoscere Verdenero
E ancora :
A video spento dedica tutta la settimana al libro, con approfondimenti e altri punti di vista.
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