30 settembre 2004

La giustizia: esiste nel nostro paese?

Pensieri che agitano il mio cuore. Due giorni di acciacchi fisici, febbre e mal di gola, uno stiramento allinguine (in palestra, giocando con i miei piccoli) che mi dà un fastidio pazzesco. Sono imbottita di antipiretici per la febbre, non sopporto di non essere al 100%. E cè questo pensiero fortissimo che non mi dà pace. E tornato a farsi sentire dopo un po di tempo, a causa di una serie di circostanze concatenate, ma in realtà è lì che cova dal novembre scorso, dal giorno in cui successe quel terribile incidente. Stasera ho sentito il bisogno di scriverlo, per “esorcizzarlo”; forse se riesco a mettere nero su bianco quello che sento, potrò stare meglio.
Nel novembre scorso, una delle mie piccole alunne perse la vita in un tragico incidente: investita, sulle strisce pedonali, con la madre e la sorella da unauto guidata da un ventenne ubriaco che procedeva a folle velocità senza rispettare i limiti, che non si è fermato dietro allauto che lo precedeva e che invece si era fermata per permettere lattraversamento appunto. La sorella che era qualche passo avanti, uscì illesa, ma la mamma e la piccola S. no.
Ora tutto questo si svolse a poche centinaia di metri da casa mia, io sentii le ambulanze, ma naturalmente ero ignara di tutto. In pieno centro del paese, in un punto che frequento ogni giorno con mia figlia.
Nessuno dei presenti, quella sera mi telefonò per avvertirmi, perchè io poi seppi che qualcuno che mi conosce e che sapeva era lì.
La mattina successiva, appena superato lingresso, si avvicina un bidello e mi dice: “Signora, ha saputo che la bambina di ieri sera quella morta, nellincidente era la sua alunna, la piccola S.?”
Un senso di vuoto mi colpì come un pugno. Provai un tale dolore che per molti minuti mi impedì di parlare e di avere pensieri coerenti, ma soprattutto non volevo crederci e sperai fino allultimo che non fosse così. Ma la realtà era quella. S. non cera più e toccava a noi comunicarlo ai compagni.
E difficilissimo spiegare ad un bambino la morte. E difficile per un adulto, comprenderla, spiegarla a dei piccoli di sei anni, è impossibile.
La mattinata fu terribile. Tante le persone che venivano a confortarci, cercare di tranquillizzare i bambini. Una giornata infinita. Le notizie dallospedale, sapere che la mamma era viva, ma grave, il pensiero alla sorellina….
Poi nei giorni successivi, raccogliere tutte le sue cose: i quaderni, i libri, i disegni, il grembiulino ancora sporco di tempera. consegnare tutto al papà, senza parole e tante lacrime.
Il tempo che passa, ma lei sempre lì, con il suo sorriso a guardarmi, a chiedere conferme.
Anche ora dopo quasi un anno sempre lì.

Perchè parlo di giustizia? Ebbene la persona che ha causato lincidente guida di nuovo unauto e, lho visto io perchè lo conosco, fa le stesse cose di prima.
Cosa dire di fronte a tutto questo? Come madre sono incredula, perchè ho pensato tantissime volte che poteva e può succedere a me. Come può una madre sopravvivere al proprio figlio? Perderlo in un modo così crudele?
Venerdì pomeriggio la mamma di S. è passata a scuola a salutarci, viene ogni volta che torna per i controlli medici. Ogni volta è straziante, guardare i suoi occhi è doloroso.
Il tempo ricuce le ferite del corpo, ma non quelle dellanima.
E molto triste quello che ho scritto stasera, lo so. Ma lo dovevo a me stessa. Per provare a capire. Per dare un senso ai fatti che ti travolgono. Per S. che non cè più ma che ci ha lasciato un bellisimo ricordo

















<!–

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7 Risposte to “”


  1. Mi sento ingenua, inconsapevole e smarrita davanti alle tue parole; non è solo la comprensione, la vicinanza, la sincerità a renderle così vere. Dolorosamente bene. La giustizia è una parola che perde senso davanti al dolore, alla sofferenza: diventa un concetto inutile, la consolazione che non potrà mai fermare le lacrime, nè alleviare la rabbia. E allora, forse, in casi simili la consapevolezza è l’unica debole difesa: niente bugie; quella che il tempo migliorerà le cose, o che prima o poi ci sarà giustizia. Solo consapevolezza: che con la sofferenza si convive guardandola in faccia, che essa prova che ci è passato accanto qualcosa che pur non essendoci più è stato prezioso, unico, insostituibile e che forse, potremmo essere un pò, solo un pò più forti…non è molto, e se esiste di più e di meglio, non può essere di sicuro racchiuso in parole…
    ti abbraccio forte…

  2. ARIACHIARA Says:

    Mi mancano le parole. Sopravvivere mentre un figlio muore è un’atrocità che può condurre alla follia. Il tuo post di stasera, certo è molto triste, ma bisogna pensare anche a queste cose. Bisogna pensarci. Un abbraccio.

  3. nuova Says:

    Ti abbraccio con forza e calore.Non l’avevi mai raccontato prima?

  4. ANTONIO64 Says:

    Cara Blue, ti rispondo a cio’ che hai scritto nel mio blog. Cio’ che dici e’ esattamente cio’ che penso, perche’se non riesco a fare le cose di cui ho bisogno, che poi sono cose assolutamente normali,(leggere, ascoltare musica)
    mi sento di non vivere.Il problema e’ che chi e’ vicino a me non capisce e dice che sono egoista e penso solo a me.Cosi’ facendo pero’ non capisce che se mi impone qualcosa e non mi lascia libero, non fa altro che uccidere un piccolo pezzo di me, per puoi arrivare pian piano ad annientarmi. Annientarmi come sentimenti nei suoi confronti.Perche’ la mia forza interiore e troppo grande per farmi annientare da qualcuno.

  5. LaGradisca Says:

    E’ difficile lasciarti un commento oggi. se ne hai voglia vai nel mio blog, in poesie, ‘il bambino che è volato via’: la mia risposta è lì.
    La giustizia: mah, lasciamo perdere, oggi non mi vengono risposte oggettive e ponderate, offenderei sicuramente qualcuno, scusa. meglio in un altro momento

  6. timeline Says:

    lavevo condiviso questo dolore con le persone più care. quello che mi fa stare ancora male è l’avere visto quella persona guidare ancora un’auto a nemmeno un anno di distanza. certo penso anche alla madre di lui, non deve essere facile neppure per lei. però magari un ritiro della patente più severo e una buona “rieducazione” alle regole, non è necessaria?
    mi rendo conto che gli incidenti accadono sempre e comunque, ma quell’incidente, la modalità con cui è avvenuto, si poteva evitare.
    abbraccio tutti!
    Blue


  7. c’è da stare in silenzio..sperando che esista una qualche Divinità che possa aiutare quella donna..
    Hank


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