Archive for giugno, 2006

28 giugno 2006


[Foto Giovanni Firmani]

  

Lallodola

Dopo il bacio – all’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevano al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta
e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.
 
Antonia Pozzi, 25 agosto 1933



Cerco di fermare i pensieri dopo giornate dense e senza respiro. ..

 

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24 giugno 2006

[Foto Ornella Erminio]


In una goccia di fuoco –

 

il mio respiro

 

sulle tue labbra.

 


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23 giugno 2006


[Foto Renzo Cianchetti]


La Vita è incanto da respirare…


[colonna sonora del post – Il mio canto libero,  dellindimenticabile Lucio]

 

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21 giugno 2006

[Foto M. Pianezzi]

Noi non siamo che bocca. Chi canta il cuore lontano
che abita il centro delle cose, intatto?
In noi il suo grande battito è diviso
in brevi battiti. E il suo gran dolore
come il suo grande giubilo, è per noi troppo grande.
Così, sempre più scissi,
noi non siamo che bocca. Ma improvviso, segreto,
irrompe in noi il gran battito del cuore,
ci strappa un urlo – e allora
siamo sostanza, volto e metamorfosi.
 
Rainer Maria Rilke
 

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20 giugno 2006

[foto T. Petrantoni]

 

Ho le mani colme di frutti maturi.
 
Hanno la polpa succosa, compiuta di sole.
 
Frutti raccolti dentro parole e suoni senza confini e senza spazio.
 
Buccia vellutata e guscio che nutre e leviga il tempo.
 
Semi traboccanti di rigogliosa Vita.
 
Le mie mani sono colme dei Tuoi frutti maturi.
 
 

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18 giugno 2006

[foto Paal Bentdal]

Palmo della mano. Pianta
che non cammina più se non al tatto,
che s’apre verso l’alto e nel suo specchio
accoglie strade celesti, anch’esse
in movimento.
Che ha appreso a camminare sulle acque
quando attinge,
che per le fontane cammina,
trasformando ogni via.
Che agisce in altre mani,
che fa delle sue simili
un paesaggio:
cammina e arriva in loro,
le riempie d’arrivo.

Rainer Maria Rilke

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15 giugno 2006

[Illustrazione di Nicoletta Costa]

Qualche giorno fa Gipsyqueen parlando degli ultimi giorni di scuola, descriveva l’arte del “cazzeggio” dei suoi alunni (studenti liceali). Le sue parole mi hanno fatto pensare che l’arte del cazzeggio inizia molto presto per alcuni alunni, già dalla scuola primaria (ex elementare) ci sono alunni che manifestano doti spiccate per quest’arte, in forme più o meno variegate (non ho potuto fare i compiti perché dovevo andare agli allenamenti di calcio/non ho potuto studiare perché c’era il corso di danza/ho scordato il quaderno nuovo perché la mamma non l’ha messo in cartella, ecc..). E sono molto, molto abili. In questi giorni siamo prese con gli “adempimenti di fine anno” – frase fatta che definisce il lavoro burocratico dell’insegnante – nello specifico da lunedì mattina ad oggi ci siamo dedicate alla compilazione della schede di valutazione. In particolare la parte riguardante i “Rilevamenti significativi nell’apprendimento e nelle relazioni personali e sociali”. Faccio una piccola parentesi per spiegare che io e le altre due insegnanti che compongono il team o equipe pedagogica come dovremmo chiamarci con la Riforma Moratti (e mi si strozza un urlo in gola a parlare di quell’essere – sgrunt! – ), siamo fermamente convinte che la scuola abbia una connotazione prima di tutto educativa. Non solo trasmissione di concetti e acquisizione di abilità, ma ambiente in cui i bambini devono imparare le prime regole del vivere sociale e civile per trovare la giusta dimensione e lo spazio adatto per sviluppare ogni potenzialità. (Tutto il contrario di quello che nella riforma si vorrebbe, leggendo bene tra le righe.) Dicevo che nella compilazione di tale parte della scheda di valutazione siamo solite mettere in evidenza proprio la parte che riguarda la socialità e il saper vivere insieme nel rispetto delle regole della classe e della scuola in generale. Ebbene riflettendo seriamente su tale aspetto abbiamo evidenziato, con rammarico che se da un lato c’è stata una maturazione globale negli apprendimenti, non si può dire altrettanto per l’aspetto sociale. La cosa che più ci preoccupa è la mancanza di rispetto verso gli altri, siano bambini o adulti. Ci sono molti dei nostri alunni che hanno una spiccata tendenza al non ascolto dell’adulto. Non ascolto che si traduce nel “non mi interessa quello che dici, tanto io faccio quello che voglio”. E lo fanno davvero. Non ascoltano le spiegazioni, non fanno i compiti, non rispettano le regole. Abbiamo un gruppo di alunni, (su quarantadue in totale, almeno quindici) molto impegnativo dal punto di vista della relazione. Se si fa molta fatica a coinvolgerli nell’apprendimento delle abilità strumentali, l’attenzione è legata a tempi brevi e la motivazione deve essere agganciata sempre al concreto, altrettanto e molta, dico molta più energia occorre nel far comprendere con chiarezza ruoli e regole. Dicevo che la scuola deve essere il centro dell’educazione, dopo la famiglia naturalmente e per questo motivo cerchiamo di coinvolgere i genitori nella rete educativa. Ma è proprio qui che sta lo scoglio più duro da aggirare, quasi una montagna da scalare. La famiglia delega alla scuola, e lo fa spesso, qualcosa che invece deve prima essere chiaro all’interno del nucleo di appartenenza. Le frasi di rito sono: “Io non so che fare, faccia lei, lei è la maestra.” “Guardi, non lo sopporto più neppure io” (e magari davanti al figlioletto, che intanto se la ride)..e via dicendo. Si assiste ad un lasciar correre di tutto e di più, in nome del “ma su, cosa vuole, è piccolo, avrà tempo per maturare”. No. Si matura se si ha la possibilità di capire il significato della parola “no”, del “non tutto è dovuto”; di capire che esistono diritti e doveri e questo, ed io ne sono fermamente convinta, si impara nei primi tre anni di vita e alla scuola dell’infanzia, ancor prima che alla scuola primaria. Lavoro nella scuola da ventotto anni – miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, detto alla Aldo del Trio – , ma mai come in questi ultimi dieci anni vedo un’infanzia troppo spesso abbandonata a se stessa: figli del game boy, della tivù spazzatura e del televideofonino e sono molto, molto preoccupata per il futuro di queste generazioni.
 
[Rileggo e mi rendo conto di essere stata prolissa, ma abbiate pazienza, questo è l’amaro sfogo di una maestra un po’ stanca di questa scuola che è tutto, tranne attenzione al bambino e alla sua crescita globale.] 

 

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13 giugno 2006

[foto J. Sorenson]


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Piccola –

nellintimo delle tue mani.

Hai fermato una stella,

disegnato l’approdo del sogno –

intessendo nettare di luna

in piccoli punti, di fili di rugiada.

Ora la notte riluce,

toccando la chiarità dell’acqua.

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11 giugno 2006

[foto La Donna del Mare]

DI SERA
 
Nelle onde sospirose del tuo nudo
Il mistero rapisci. Sorridendo,
 
Nulla, sospeso il respiro, più dolce
Che udirti consumarmi
Nel sole moribondo
L’ultimo fiammeggiare d’ombra, terra!
 
Giuseppe Ungaretti
 

…quando il buio diventa la coperta calda dei miei pensieri e la notte si riempie del respiro caldo e denso della voce del silenzio…una carezza nell’anima.


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9 giugno 2006

“Nessuno può insegnarvi nulla, se non ciò che in dormiveglia giace nell’albo della vostra conoscenza. Il maestro che cammina all’ombra del tempio, tra i discepoli, non dà la sua sapienza, ma il suo amore e la sua fede. E se egli è saggio, non vi invita ad entrare nella casa della sua sapienza, ma vi conduce sulla soglia della vostra mente”.

K. Gibran

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