Archive for luglio, 2006

31 luglio 2006

[ Foto Rocco Bertè ]

 

LUOMO E IL MARE  

Da uomo libero, tu amerai sempre il mare!
E il tuo specchio il mare! Tu contempli lanima
nellinfinito svolgersi dellonda
e non è meno amaro labisso del tuo spirito.

Quanto godi a tuffarti in seno alla tua immagine!
Come labbracci con gli occhi e con le braccia!
Il cuore si distrae a volte dal suo battito stesso
al fragore di quel lamento indomito e selvaggio.

Siete tutti e due discreti e tenebrosi:
nessuno sondò il fondo del tuo abisso di uomo,
nessuno conosce lintima ricchezza tua di mare;
come gelosi vi tenete dentro ogni segreto!

E pure sono infiniti i secoli
che vi fate guerra senza rimorso né pietà,
tanto amate strage e morte, lottatori eterni, implacabili fratelli!

Charles Baudelaire

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29 luglio 2006

[ Foto Rosario Vizzini ]

Erano tante le pagine scritte nel libro dell’anima.
Recavano impresse le tracce lasciate dai segni del tempo.
Molte erano ancora le pagine bianche che aspettavano di essere riempite per completare la tela iniziata.
Mancavano i segni della pace e della serenità. Dell’amore che è Vita. Dell’amare che è Gioia.
L’anima viaggiava nel tempo.
Viaggiava in ogni angolo dello spazio.
Vagava cercando questi colori per riempire i solchi vuoti della memoria, come un naufrago cerca l’approdo. Cercava una luce che aprisse un varco nell’ombra oscurante il cammino.
Un giorno, nel suo vagare, fermandosi presso una fonte scoprì un’acqua limpida e cristallina.
Un’acqua dal lento fluire che illuminava il sogno di notti quiete, con note ed armonie dolcissime.
Un’acqua impetuosa, rigenerante, sorgente di forza vitale.
Un’acqua che sapeva effondere energia e come una musica trasformarsi in sinfonia.
Un’acqua che sapeva accarezzare la pelle come una luce di lama sottile.
Un’acqua dissetante cuori inariditi e induriti dal dolore.
Un’acqua purissima, profumata di terra, di sole e d’amore.
 
L’anima sentì di aver trovato ciò che cercava e colse come se fossero fiori le gocce di quell’acqua. Gocce delicate come petali di rugiada dai colori luminosi e dalle sfumature intense con cui tracciò nuovi segni sulle pagine ancora bianche e la tela riprese vita tra le sue mani.
 
Si fermò presso quella fonte, grata per il dono che aveva ricevuto: ora sapeva che dove c’è ombra si può trovare la luce e comprese che nel suo vagare era nascosto il cammino verso la scoperta dell’Amore.

Scritto per la settimana dedicata a Poeticamente 2, nel blog degli autori di Manuale di Mari. Consiglio di passare a leggere, troverete  versi e parole di  soave bellezza.

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28 luglio 2006


[ Foto Mario Maggiordomo ]


Si sente nuova in ogni cosa l’alba.
| Il bel vento attraversa vanitoso il boschetto. |
Vedi il fiorire: dentro è la fatica;
come si manifesta, è beatitudine.

Rainer Maria Rilke

 
 

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27 luglio 2006

[  Foto Ornella Erminio  ]

Sono passati due anni…due anni di parole, musica, poesia…due anni di colori e sfumature a dipingere questa tela che è una pagina speciale della mia anima, una pagina dove traccio segni di me senza tempo e senza spazio e dove ascolto suoni che aprono la porta del cuore. Mi piacerebbe poter conservare ancora a lungo la capacità di guardare ciò che mi circonda con quell’espressione di incanto che leggo negli occhi dei bambini, mantenendo intatto lo stupore per la semplicità delle piccole cose che segnano il respiro del tempo…come nelle parole di questa poesia che assomiglia ad un abbraccio:
 
 
 
Canzone
 
Nell’amore la vita ha ancora
L’acqua pura dei suoi occhi infantili
Che si apre senza sapere perché
La sua bocca è ancora un fiore
 
Nell’amore la vita ha ancora
Le sue mani infantili che si aggrappano
I suoi piedi vengono dalla luce
E verso la luce se ne vanno
 
Nell’amore la vita ha sempre
Un cuore leggero che rinasce
Nulla vi potrà mai finire
Domani si libera di ieri.
 
– Paul Eluard – 
 
 

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24 luglio 2006


[ Foto Isolabella Taormina – Rocco Bertè ]


I minuti scorrono lenti.

Suoni e battiti

plasmano

silenziosi riverberi di memoria.

 

Nell’anima

una silente preghiera

colma gli occhi

in un desiderio

denso di pace.

 

Un petalo –

si posa sul cuore

formando sulle mie labbra

un arco terso d’amore.

 

Sorrido.

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22 luglio 2006

[ Foto Massimo Minglino ]


I segreti di Brokeback Mountain

Finalmente ho visto questo splendido film! Mi ero ripromessa di andarlo a vedere non appena avessi avuto tempo libero. L’occasione si è presentata con la rassegna cinematografica estiva del mio paese. Della storia avevo letto molte recensioni, qui tra le pagine dei diari e sui giornali. La storia di Jack ed Ennis due mandriani che si incontrano nel Wyoming e sulle montagne di Brokeback, luogo in cui lavorano, scoprono a poco a poco di amarsi. Mi ricordo che se ne era parlato molto sia per il contenuto della storia sia per via di quella scena in cui esplode la sessualità tra i due protagonisti. Ne avevo anche discusso con la mia collega di classe, una mattina di giugno tra una relazione e l’altra. Lei l’aveva visto qualche giorno prima e l’aveva fatto a pezzi: l’amore omosessuale è una deviazione, un’aberrazione e in quanto tale inaccettabile. E mettere in evidenza certe scene esplicite di sesso è sbagliato ed inutile. Allora non avevo strumenti per ribattere adeguatamente, ma in quell’occasione affermavo ciò che ho sempre pensato: l’amore è amore, etero/omosessuale, quando il sentimento è autentico e vero e vitale va custodito e nutrito. Non l’avessi mai detto…ne è nata una discussione accesissima, con toni duri (mi sono sentita dare dell’incosciente, la cosa più soft che mi ha detto) diretti a me e al mio pensiero. Colpi che ho incassato senza scompormi e senza modificare la mia opinione. Ora che ho potuto vedere il film non posso fare altro che confermare il mio pensiero ed anche quella scena così tanto chiacchierata, certo intensissima nella sua manifestazione, piena di fisicità, a me è sembrata “pura” nel suo significato: la scoperta della passione, è una espressione d’amore che unisce due persone prima con l’anima e poi con il corpo; un amore che sarà sofferto e anche negato, (da Ennis in particolare) ma che è così grande da non cessare mai, nemmeno con la morte. Io credo che la storia sia stata raccontata in modo profondo e semplice con toni poetici, in fondo i due protagonisti cercavano se stessi e si sono trovati attraverso un filo che lega due anime quando si “incontrano”: l’amore che può superare ogni barriera.
Alla proiezione ci sono andata con la mia collega (ebbene sì !!!!) e durante tutto il tempo ho notato che mi guardava con la coda dell’occhio, forse controllava le mie reazioni. Quando alla fine ha visto che avevo gli occhi lucidi e una lacrima rotolava giù per la guancia ha fatto finta di niente e mi ha chiesto “Allora? Cosa ne pensi? Hai cambiato idea?”
“Neanche un po’, anzi sono convinta che dove ci sia Amore nulla possa essere “sporcato” da conclusioni affrettate e viziate da una educazione moralista e intollerante”.
Non vi dico quello che mi ha risposto, credo mi abbia “vista” in una sfumatura nuova che le era sfuggita e che forse le piace poco…


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20 luglio 2006



[ Foto – Cagliari, Marina Piccola –  Ornella Erminio ]

CANTO BEDUINO
 
Una donna s’alza e canta
La segue il vento e l’incanta
E sulla terra la stende
E il sogno vero la prende.
 
Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.

Giuseppe Ungaretti

 

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18 luglio 2006

[ Foto G. Ruvolo ]

Impresso nella pelle.

 

Il colore di un suono

scioglie il silenzio

in una conchiglia di pace.

 

Nell’aria odore di luna.

 

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17 luglio 2006

Flora alpina

 

Ti vorrei dare questa stella alpina.

Guardala: è grande e morbida. Sul foglio,

pare un’esangue mano abbandonata.

Sbucava dalle crepe di una roccia,

o sui ghiaioni, o al ciglio di una gola,

là si sbiancava alla più pura luce.

Prendila: è monda e intatta. Questo dono

non può farti del male, perché il cuore

oggi ha il colore delle genzianelle.

 

Antonia Pozzi – Pasturo, 18 luglio 1929

 

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15 luglio 2006

[Foto – Rocco Bertè ]

“Mamma devo dirti una cosa. Anzi forse è meglio che tu la veda”. Detto questo Elena solleva la maglia e nei miei occhi si forma l’immagine di un piercing all’ombelico. Istantaneamente un’altra immagine prende vita: il taglio del cordone ombelicale che ci univa. È stato un attimo, un flash che ha attraversato la mia mente ed è stato come se avessi ricevuto una ferita su me stessa. E gli occhi sono diventati lucidi.

“Ecco vedi, non dovevo dirtelo. Lo sapevo che avresti reagito così”.

Lei mi conosce molto bene. Sa leggermi dentro.

“Perché?” , domanda che è rimasta muta, senza risposta. Abbiamo discusso molto sul senso di imprimere sul proprio corpo segni di questo tipo; segni che io trovo privi di valore, ma si sa io sono “vecchia”, appartengo ad una generazione che nemmeno poteva pensare una simile realtà. Al massimo ci si poteva bucare le orecchie e chi, come me,  invece che limitarsi ai due canonici arrivava a quattro, già veniva guardato con curiosità.

Non mi è piaciuto averlo saputo a cose fatte, se me l’avesse chiesto l’avrei accompagnata io…e mi sorprende scoprire questa mia fragilità, io che l’ho sempre incoraggiata e sostenuta nelle sue scelte, da quella della facoltà universitaria (la decisione di iscriversi ad archeologia ha provocato molte discussioni in famiglia), all’impegno nel servizio civile maturato nel corso di un anno impegnativo con lo studio. Eppure lei ha saputo conciliare tutto, con calma e profondità.

È passato più di un mese da quel giorno e le mie domande ancora non hanno risposte e temo non ne avranno, devo solo cercare di accettare questa sua scelta, senza condividerla.

 

Ho ripreso in mano le parole di Gibran, parole che ho sempre usato come guida nel percorso di crescita delle mie figlie, parole che forse solo ora riesco a comprendere nella loro profonda Verità; Elena è diventata una donna, una donna matura per la sua età, una donna che non è più la “mia bambina”.

 

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso voi ma non da voi,

E sebbene siano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.

Poiché hanno pensieri loro propri.

Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime.

Giacché le loro anime albergano nella casa di domani, che voi non potete visitare neppure in sogno.

Potete tentare d’essere come loro, ma non di renderli come voi siete.

Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.

Voi siete gli archi dai quali i figli vostri, viventi frecce, sono scoccati innanzi.

L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano andare veloci e lontano.

Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;

Poiché se ama il dardo sfrecciante, così ama l’arco che saldo rimane.

–  K. Gibran  –

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