Archive for novembre, 2006

29 novembre 2006

Gocce come lacrime.
Piccole perle di luce che dissetano la nostra fragile Terra.
Profumo di legno vivo e fuoco negli occhi.

[immagine Ornella Erminio]

 

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27 novembre 2006

La mia timida ombra lunare volentieri
parlerebbe con la mia ombra solare da lontano
nella lingua dei folli;
nel mezzo io, sfinge illuminata,
mettendo pace, a destra e a sinistra
l’una e l’altra ombra ho generata.

Rainer Maria Rilke

[immagine ornella erminio]

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25 novembre 2006

Scende la notte. Il buio, la coperta calda in cui avvolgere i miei pensieri di oggi. Il buio che mi rassicura. Ho aperto un momento la porta finestra e sono uscita sul balcone a respirare piano l’aria. Per un lungo momento ho tenuto gli occhi chiusi. Niente luna stasera, il cielo è gonfio di nuvole. Le luci filtrano dalle case come piccole candele a scaldare le ombre. Gocce minuscole di pioggia evaporano tra le note di un pianoforte ascoltato in cuffia. Non mi decido a rientrare. L’odore della terra e delle foglie bagnate stasera ha un sapore forte di malinconia, mentre gocce di parole si sciolgono in colori e si posano nel libro dell’anima. Un sorriso si libera nel silenzio del cielo.

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22 novembre 2006

Le tre età della donna (particolare) – Gustav Klimt

È buia, fredda la notte –
senza luna e senza cielo.
Piccolo cuore bambino.
Tace il suono delle carezze – smarrito
dentro una pozzanghera di stelle.
Lacrime silenziose
scaldano gli occhi- colmi di tagliente bruciore.

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20 novembre 2006

Un filo
tanti colori
avvolti intorno allanima
volano e si sciolgono
dentro un cielo che diventa mare
ed un mare che è tutto il Mio cielo…

[Immagine Christian Coigny]

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17 novembre 2006

Bisogna proprio crederci

I giochi di questi bambini curiosi che sono i nostri
Giochi semplici che incantano i loro occhi
Pieni di una febbre che li avvicina e li allontana
Dal mondo in cui sognamo di far posto agli altri

I giochi di nuvole e d’azzurro
Di cortesie e di scorribande alla stregua di un cuore
futuro
Che non avrà mai colpe
Gli occhi di questi fanciulli che sono i nostri occhi
di un tempo

Avremmo incanti quanti mai ne ebbero le fate.

Paul Eluard


Io ci credo e Voi ?…

 


[colonna sonora: Il bimbo dentro, Tiziano Ferro]

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16 novembre 2006

silenzio e aroma di vaniglia
un soffio di piuma
un tocco leggero
un battito d’ali
due mani intrecciate
una distesa di fiori
una cornice di blu
l’eco di un suono negli occhi
il cuore stretto dentro la malinconia di un bacio

il sole si espande in onde

 vellutato tremare nel mare dell’anima

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13 novembre 2006

La notizia ieri mi ha attraversata come un fulmine a ciel sereno. Forse perché ho lavorato per tanti anni con i bambini disabili. Più verosimilmente perché mi ha offesa come persona e come insegnante. Mi sono chiesta qual è la molla che spinge un gruppo di ragazzini a dileggiare e picchiare un loro pari d’età affetto da sindrome di down. Ancor più cosa spinge gli altri, intorno, ad assistere indifferenti, senza intervenire.
Ecco la parola: indifferenza. Dilaga l’indifferenza. In ogni angolo, in ogni momento della nostra quotidianità. La si sente nei piccoli gesti scomparsi: nessuno più porge un sorriso, nessuno si alza per far posto ad un anziano; nessuno si ferma a soccorrere chi ha bisogno di aiuto…solo sguardi il più delle volte infastiditi. È dai piccoli gesti che si può sentire la solidarietà sollevare lo spirito.
Dov’è finito il senso di appartenenza, di rispetto, di amore verso l’altro?
Possibile che ci si possa inaridire fino a questo punto, diventare impassibili e indifferenti davanti alla sofferenza quale che sia.
C’è un perché e se sì, dove si trova la causa?
Nell’educazione?
Come insegnante, tornando alla scuola, ho provato vergogna. Vergogna perché ho la netta sensazione che la scuola faccia poco per rendere possibile l’integrazione e non riesca a comprendere l’esatta portata di questi gesti. Non si possono definire solo atti di bullismo. Credo sia molto di più, qualcosa di molto più grave che si sta radicando nello stile di vita.
Sono troppo pessimista? Fatemi capire…

[immagine – io galleggio, Ornella Erminio]

Aggiornamento del 14 novembre – ore 18,30: vorrei che passaste a leggere il post scritto da lavelle oggi.  Credo che sia importante ascoltare questo appello. Grazie!

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12 novembre 2006
Tre minuti.

Il tempo –  in una canzone.
Lo spazio – in un brivido sul cuore.

Una goccia – salata
scivola sulle labbra.

Gli occhi stringono il profumo di un colore.

[immagine la donna del mare]



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9 novembre 2006

L’immobilità forzata e forzosa ha dei lati positivi, basta saperli cercare. Scavando scavando si trovano…costretta al riposo prendo queste ore come fossero un dono e lascio fluire i pensieri; per la maggior parte del tempo me ne sto sdraiata (letto o divano) con gli occhi chiusi, a volte con la musica in sottofondo a volte nel silenzio assoluto. Una meraviglia! Provare a leggere le immagini che si formano nella mente.. Immagini al posto delle parole…succede qualche volta. Quando invece è tutto nero spruzzo del colore da un aerografo immaginario cercando la sfumatura giusta…come quando i bambini soffiano le bolle di sapone e si divertono a guardare il riflesso dell’arcobaleno o tentano di afferrarle. Gioco e mi coccolo, trascorro questo tempo in mezzo alle parole, scritte o immaginate sono la mia compagnia quotidiana, fino a quando la casa si riempie di un suono che accarezza il cuore. La fatica più grande è sopportare la posizione in cui sono costretta e il dolore che a tratti si fa sentire. Vi lascio queste “chicche”, molto simili a quelle caramelle di zucchero che sciogliendosi in bocca lentamente lasciano un sapore caldo e profumato. Sorrido e Vi abbraccio!

1. Incontrandomi con gli occhi, il bambino in carrozzella, corrucciato, raggiò come rivedesse il suo più caro coetaneo. Bello essere riconosciuti per quel che si è.

2. molti la natura li disturba; i più non la vedono. In lei io mi verso. È la sola costanza, la sola fedeltà che conosco nell’incertezza di tutto.

3. Tante cose tra noi, note a noi: un fascio di fiori di campo che non si arriva ad abbracciare: quanti ne andrai persi per via! Tante cose che in due non riusciremmo mai a ricordarle tutte, ma una dimenticata si affacci e mi riempie di luce.

4. Amico è con chi puoi stare in silenzio.

5. Per dire far l’amore i greci dicevano esser giovani insieme. Che modo di sentire pulito: l’amore come ruzzare di cuccioli.

6. E’ fiorito sulla spiaggia il giglio di mare; scendo a coglierne; dalla strada un passante mi grida che lì tutto è minato. Lo sapevo, ma…

7. Più facile scrivere che cancellare; più che in ciò che riesce a dire, il merito dello scrittore è in ciò che riesce a tacere.

8. Ha piovuto tutta la notte. All’alba, sui fili della luce, come uno spartito, le note bianche e nere delle rondini prime arrivate.

9. Capita che quello che scrivo mi prenda la mano, acquisti mio malgrado un’andatura costante. La parola si insedia da sé nello schema di un verso; impossibile sloggiarla, spezzare quel ritmo gratuito. È il campanello d’allarme; non c’è che alzarsi e uscire.

10. Dopo anni di silenzio, capita chele parole più usuali prendano in bocca un sapore uno spicco insoliti. Lievitano, si direbbe; aggallano da sé precise e insieme ispirate. È il vocabolario che si rinvergina come alla sua stagione l’albero rinverdisce. Capisco allora che sarebbe tornato il tempo di esprimermi, ma  esito ad approfittarmene come a entrare in acqua chi trema dopo tanto d’aver disappreso a nuotare.

11. Lo scontento di ciò che hai scritto è il concime di ciò che scriverai.

12. Leggersi, capacitarsi d’essere esistito.

13. Nulla stringe il cuore come la contentezza dei miseri.

Camillo Sbarbaro, da Fuochi Fatui

[immagine – perle dacqua – Ornella Erminio]

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