Archive for aprile, 2008

30 aprile 2008

        soffi di bene
                                       
piccoli semi erranti
                                 
                                                                                 affidati alla cura del vento

troveranno pace tra i granelli di un eco
                       
                                                                nella nuda terra della memoria

[Blue]

(immagine "buongiorno" di Misti)

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28 aprile 2008

[…] Il deserto è bello, un posto incredibilmente pulito e puro. Nulla ci può marcire lì: se una cosa muore si mummifica immediatamente e si pietrifica. Il suo silenzio è tonificante e squisita è l’aria asciutta che passa sul corpo come una medicina che raschia via tutte le impurità. E anche il sole è puro e mite, è un padre che insegna, dolcemente severo, a rimanere nell’essenziale e a disperdere tutto il superfluo. […]
Il deserto ha molte cose belle, ma niente dà più pace agli uomini che lo trafficano che starsene supini la notte al cospetto del suo cielo. L’aria asciutta ha perso anche i minimi vapori del giorno e le stelle vengono giù a  cascata da un soffitto basso basso colorato di un violetto traslucido come acqua; si direbbe che ti piovano addosso a catinelle. I profumi del deserto con il freddo sono svaniti, e non resiste intorno un rumore più consistente del respiro del tuo vicino steso poco più in là. Il giorno hai camminato, la sera hai guardato a oriente verso il tuo dio e ti sei nutrito di poche cose grasse e buone. Hai bevuto l’acqua pura e dolce pescata giù in fondo nel cuore del Sahara, e ora non ti resta che sistemarti al centro del cielo e metterti in pace con ogni cosa. Ed è quello che tutti fanno. […]

Il coraggio del pettirosso, Maurizio Maggiani

(…a volte, leggendo, ci sono parole fatte di suoni che ammaliano e non sai perchè…)

[immagine Ansel Adams]

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27 aprile 2008

Finché non si spenga la luna continuo a contemplarla
se sono sola e niente mi distrae.
Le parlo. Suggestive le risposte.
E piene di sorprese.

Le ripeto tredici aggettivi
che alla finestra Giacomo sovente
le rivolgeva, lettere d’amore.
Sempre anche a lui la luna rispondeva.

Abbiamo chiesto a cinquecento libri
la verità, la via da seguire.
E avevamo gratis, dieci giorni
al mese l’essenziale sillabario.

Bella pagina bianca tanto simile
a quella su cui scrivo. Disco eterno
che non si smagnetizza, ma è corroso
da un fiume interminabile di occhi.

Maria Luisa Spaziani

 immagine dal foto album di sciac

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26 aprile 2008

Donna ferma sul canto della via,
che dagli occhi non mostri di vedere,
non importuni con la voce, stai
nella strada dorata come pietra
sorda;

fossi la marionetta che s’affloscia
al muro, l’occhio vacuo, le braccia
penzoloni!

                      e se viva
sei, t’impuntassi innanzi a ognuno, muta
che indica col dito nero il buco
della bocca…

Senza paura non ti guardo, tanto
mi rassomigli; non viva, non morta;
donna ferma sul canto della via.

Camillo Sbarbaro


[immagine C. Severs]

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23 aprile 2008

In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque lho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino allultima, perché devo parlare della poesia.
Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi.
Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto – nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta – quasi se ne vergognasse un po. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo…

In questionari o in conversazioni occasionali, quando il poeta deve necessariamente definire la propria occupazione, egli indica un genere “letterato” o nomina laltro lavoro da lui svolto. La notizia di avere a che fare con un poeta viene accolta dagli impiegati o dai passeggeri che sono con lui sullautobus con una leggera incredulità e inquietudine, Suppongo che anche un filosofo susciti un eguale imbarazzo. Egli si trova tuttavia in una situazione migliore, perché per lo più ha la possibilità di abbellire il proprio mestiere con un qualche titolo scientifico, Professore di filosofia – suona molto più serio.
Ma non ci sono professori di poesia. Se così fosse, vorrebbe dire che si tratta duna occupazione che richiede studi specialistici, esami sostenuti con regolarità, elaborati teorici arricchiti di bibliografia e rimandi, e infine diplomi ricevuti con solennità. E questo a sua volta significherebbe che per diventare poeta non bastano fogli di carta, sia pure riempiti di versi più eccelsi – ma che è necessario, e in primo luogo, un qualche certificato con un timbro.

Ricordiamoci che proprio su questa base venne condannato al confino il poeta russo, poi premio Nobel, Iosif Brodskij. Fu ritenuto un “parassita” perché non aveva un certificato ufficiale che lo autorizzasse ad essere poeta…

Anni fa ebbi lonore e la gioia di conoscerlo di persona. Notai che a lui solo, tra i poeti che conoscevo, piaceva dire di sé “poeta”, pronunciava questa parola senza resistenze interiori, perfino con una certa libertà provocatoria. Penso che ciò fosse dovuto alle brutali umiliazioni da lui subite in gioventù.

Nei paesi felici, dove la dignità umana non viene violata con tanta facilità, i poeti ovviamente desiderano essere pubblicati, letti e compresi, ma non fanno molto, o comunque assai poco, per distinguersi quotidianamente fra gli altri esseri umani.

Ma fino a non molto tempo fa, nei primi decenni del nostro secolo, ai poeti piaceva stupire con un abbigliamento bizzarro e un comportamento eccentrico. Si trattava però sempre di uno spettacolo destinato al pubblico. Arrivava il momento in cui il poeta si chiudeva la porta alle spalle, si liberava di tutti quei mantelli, orpelli e altri accessori poetici, e rimaneva in silenzio, in attesa di se stesso, davanti a un foglio di carta ancora non scritto. Perché, a dire il vero, solo questo conta.

E significativo che si producano di continuo molti film sulla biografia di grandi scienziati e grandi artisti. Registi di una qualche ambizione intendono rappresentare in modo verosimile il processo creativo che ha condotto a importanti scoperte scientifiche o alla nascita di famosissime opere darte. E possibile mostrare con un certo successo il lavoro di taluni scienziati: laboratori, strumentazione varia, meccanismi attivati riescono per un po a catturare lattenzione degli spettatori. Ci sono inoltre momenti molto drammatici in cui non si sa se lesperimento ripetuto per la millesima volta, solo con una leggera modifica darà finalmente il risultato atteso. Possono essere spettacolari i film sui pittori – è possibile ricreare tutte le fasi della nascita di un quadro, dal tratto iniziale fino allultimo tocco di pennello. I film sui compositori sono riempiti dalla musica – dalle prime battute che lartista sente in sé, fino alla partitura completa dellopera. Tutto questo è ancora ingenuo e non dice nulla su quello strano stato danimo popolarmente detto “ispirazione”, ma almeno cè di che guardare e di che ascoltare.

Le cose vanno assai peggio per i poeti.
Il loro lavoro non è per nulla fotogenico. Una persona seduta al tavolino o sdraiata sul divano fissa con lo sguardo immobile la parete o il soffitto, di tanto in tanto scrive sette versi, dopo un quarto dora ne cancella uno, e passa unaltra ora in cui non accade nulla…

Quale spettatore riuscirebbe a reggere un simile spettacolo?

Ho menzionato lispirazione. Alla domanda su cosa essa sia, ammesso che esista, i poeti contemporanei danno risposte evasive. Non perché non abbiano mai sentito il beneficio di tale impulso interiore. Il motivo è un altro.

Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi non capiamo.

Anchio talvolta, di fronte a questa domanda, eludo la sostanza della cosa. Ma rispondo così: lispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. Cè, cè stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dallispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia.
Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire unincessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi.
Lispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.
Di persone così non ce ne sono molte. La maggioranza degli abitanti di questa terra lavora per procurasi da vivere, lavora perché deve. Non sono essi a scegliersi il lavoro per passione, sono le circostanze della vita che scelgono per loro.
 
Un lavoro non amato, un lavoro che annoia, apprezzato solo perché comunque non a tutti accessibile, è una delle più grandi sventure umane. E nulla lascia presagire che i prossimi secoli apporteranno in questo campo un qualche felice cambiamento.

Posso dire pertanto che se è vero che tolgo ai poeti il monopolio dellispirazione, li colloco comunque nel ristretto gruppo degli eletti dalla sorte.

A questo punto possono sorgere dei dubbi in chi mi ascolta. Allora anche carnefici, dittatori, fanatici, demagoghi in lotta per il potere con laiuto di qualche slogan, purché gridato forte, amano il proprio lavoro e lo svolgono altresì con zelante inventiva. Daccordo, loro “sanno”.
Sanno, e ciò che sanno gli basta una volta per tutte. Non provano curiosità per nientaltro, perché ciò potrebbe indebolire la forza dei loro argomenti. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita.

Nei casi più estremi, come ben ci insegna la storia antica e contemporanea, può addirittura essere un pericolo mortale per la società.

Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”.
Piccole, ma alate.
Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra.

Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so” sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca.
Anche il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta duna risposta provvisoria e del tutto insufficiente.
Perciò prova ancora una volta e unaltra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”. [ … ]
Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali ( di uomini, animali, e forse piante, perché chi ci dà la certezza che le piante siano esenti dalla sofferenza?), qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono già cominciati a scoprire pianeti ( già morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto dingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente.
Ma nella definizione “stupefacente” si cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà a cui siamo abituati.
Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché.
Daccordo, nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: “mondo normale”, vita normale, normale corso delle cose… Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non cè più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo.
A quanto pare i poeti avranno sempre molto da fare.

 Wislawa Szymborska – 7 dicembre 1996

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Un discorso da Nobel. Un discorso che rileggo spesso, da quando l’ho incontrato sui miei passi, qui in rete. Un discorso che rileggo spesso ogni volta che mi assale il dubbio e mi chiedo perché amo così tanto la poesia, perchè mi piace scrivere in versi e da dove nasce questo bisogno che mi prende la mano e lo sguardo. La risposta è sempre la stessa: non so…così come dice questa straordinaria donna, su cosa sia l’ispirazione la risposta è ancora e sempre la stessa…so che la poesia è il mio sguardo sul mondo interiore, uno sguardo mai sazio di condivisione e stupore, uno sguardo che apre orizzonti nuovi, uno sguardo su qualcosa che conosco perchè già ascoltato, sentito, annusato, visto…non so dove…forse in quell’Oltre di cui mi nutro…

[immagine G. Pasquali]

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21 aprile 2008

Incatenata da Perla faccio a modo mio, infrangendo qualche regolina accetto la sfida, e vado ad elencare le sei cose che mi piace fare.
Non facile limitarmi a sei…ho dovuto pensare parecchio e cercare di contenermi, di essere essenziale…provando a sorvolare sulle sfumature.

.  Mi piace camminare sotto la pioggia, respirando profondamente per inalare il più possibile l’odore della terra, sempre diverso…adesso c’è un sapore sottile di primavera che ti prende per mano e ti porta dentro le gemme ancora chiuse.

.  Adoro guardare la luna (a volte penso di essere una licantropa) e quando è piena addormentarmi con la luce dei suoi raggi negli occhi.

.  In libreria annusare le pagine dei libri freschi di stampa (senza farmi troppo notare) e cercare di intuirne le immagini nascoste, leggendo parole sparse. Una libreria è simile ad una cattedrale antica: c’è silenzio e colore…mi soffermo sui colori delle copertine, rimango un po’ in contemplazione fin quando qualcosa cattura la mia attenzione: molti dei libri che hanno lasciato un segno li ho scoperti così.

.  Stare al buio e scoprire il colore del suo silenzio.

.  Camminare a piedi nudi, soprattutto sull’erba appena falciata.

.  Nelle cartolerie, curiosare tra gli scaffali che racchiudono le penne e tutto ciò che serve per la scrittura: taccuini, quaderni, carta da lettere..sono la mia passione. Un’amica tempo fa mi donò un set di scrittura “antico”: pennino, cannuccia e inchiostro seppiato…così bello e prezioso nell’evocare ricordi lontani…è lì…ancora non ho avuto il coraggio di usare.

.   Sorridere delle piccole cose che fanno grande la quotidianità.

. Trattenere lo sguardo sulle mani e immaginare quello che hanno da raccontare…chè le mani, come gli occhi, nascondono un mondo a sé…

Mi fermo qui, che è meglio.

A questo punto dovrei passare la catena a sei persone ed avvisarle nei rispettivi blog…ma non so decidere e poi mi piacerebbe che tutti lo facessero…quindi infrango di nuovo la regola e passo a chiunque vorrà provare a giocare…Perla comprenderà – spero – !

[immagine F. Walsh]


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18 aprile 2008

nell’abitare i tuoi passi
vesto odore di terra umida
nella semplicità di un dire nascosto

che ci coglie nudi

abbracciati di noi

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(immagine A. Malia)

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14 aprile 2008

seduta ai margini del tempo
                                             percorro linee di parole piene
              
              sulla soglia di casa
traccio segni rossi tra le finestre della luna
e cingo di miele i capelli del sole

                  l’istante di libertà
ha l’odore maturo dei frutti della pioggia


[Blue]


(immagine G.Nettles)

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13 aprile 2008


Io Voto PD.

Buon voto a tutti !

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11 aprile 2008

il bianco tra i rami gioca con il sole
                                                 e nasconde il rosso che mi bagna gli occhi

è in un fiore di ciliegio
che sento muovere il cuore della primavera
                                                     

                                                            unico segno sul sentiero dei giorni vuoti

[Blue]

(foto: dono prezioso di misti)

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