Archive for giugno, 2010

28 giugno 2010

[ noir ]

[…] Ci sono dolori che non invecchiano mai. Per quanto proviamo a dimenticare,cancellare, distogliere la nostra attenzione, ogni volta che ci ripensiamo, tornano della loro consistenza. Basta inciampare nella sagoma che li contiene e ritorni a sentire le stesse identiche emozioni. In mancanza d’altro li riportano i sogni, con quella evanescenza che non fa distinguere il piacere dalla mancanza. Come se ci fosse un regalo nascosto che non riusciamo a cogliere. E domande che rimangono nella veglia e ci accompagnano per tutto il giorno. Azioni che vorremmo compiere. Una telefonata. Una lettera. Alla fine non succede niente. E tutto svanisce per un’ellissi temporale che è destinata a farci ripiombare, in un giorno qualunque, al medesimo punto. […]

Ti voglio credere, Elisabetta Bucciarelli – Kowalski editore

Ho scoperto Elisabetta Bucciarelli qui nei blog, grazie ad Akio, e con lei ho scoperto anche l’ispettore Maria Dolores Vergani…protagonista seriale dei suoi noir.

A tutti è capitato di smarrirsi, di perdere la strada maestra, di essere confusi tanto da non sapere più quale sia la rotta giusta da seguire, con la bussola fuori uso…rimane solo il fermarsi ed aspettare, scavando dentro di sé per capire e ritrovare il senso e la direzione…e qualche volta, anche quando fa male, dover rinunciare a qualcosa che sappiamo importante, per amore di Verità e Giustizia.

Questo è quello che accade all’ ispettore  Maria Dolores Vergani, agli arresti domiciliari a Milano, indagata per omicidio volontario, dopo aver accoltellato una donna nei boschi della Val d’Aosta. Dovrà indagare per scagionare se stessa, ripensando al senso di giustizia.

Maria Dolores Vergani mi ha attratta per il suo modo di essere poco convenzionale e diretta, senza peli sulla lingua e soprattutto è il suo rigore che me lha fatta amare da subito. Anche quando la porta a compiere decisioni estreme.
 
Un noir scritto con passione..l’autrice usa le parole come lame di coltello: nelle sue mani arrivano precise, affilate e pulite. Una scrittura densa, potente, precisa, fluida, intensa e appassionante. Un crescendo che non lascia respiro e quando si arriva alla fine ci si sente già orfani… chè si è come dentro un fluire che si vorrebbe non finisse mai…


Qui il blog dell’autrice
e qui il blog del libro.

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22 giugno 2010

[ tempo ]

che passa che graffia e corrode che toglie respiri che circonda di pace o affonda nel fianco come una spada che bacia che abbraccia che ruba che riempie che gioca che innamora che invita che lancia colori dall’alto che traccia la scia di pensieri rossi che rompe le uova nel paniere che invita a cantare che si veste di lacrime che ride di gioia che frena lo slancio che afferra la mano che intreccia le dita che dipinge l’assurdo che fa rabbia e rimpianto che è sale sul viso che è terra e cielo che è erba tagliata di fresco che è sapore di latte versato che è profumo di pane sfornato che stringe in abbracci desiderati che è canzone d’amore che vive di luce riflessa che viaggia dentro la neve che corre nei margini di pagine bianche che è poesia in gocce di pioggia che è luna piena in uno sguardo che allaga che è preghiera e attesa che è sorriso bambino che è urlo di gola che è noia che è lettura e ascolto che accende candele che soffia nel vento che incanta la bocca che compone parole sulla strada di casa che mi abita gli occhi e mi chiede colore…

[ tempo ]

di memorie – scomposte riposte deposte –

su righe in cui trattenersi è pelle di vita

cucita negli orli del cuore

[ tempo ]

scolpito nellarco di un volo e smarrito in un campo di grano


[immagine dal web]

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21 giugno 2010

Contenuti entro questa breve vita
sono magici spazi –
lanima vi ritorna dolce a notte
e nesce di soppiatto più sicura –
come i bimbi più sorvegliati corrono
prima degli altri al mare
i cui abissi senza nome
si dileguano accanto allinfinito.

 

Emily Dickinson

[ immagine Ansel Adams ]

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18 giugno 2010

La neve nera

So bene che siamo fuori stagione: l’inverno è ormai lontano, ora c’è il caldo, la spiaggia, le ombre dei grandi alberi, il duro sole che ci rammollisce, le sospirate sere, le tiepide notti che ondeggiano come pesanti e morbidi velluti neri.
Parlare di neve a giugno dimostra una deplorevole mancanza di senso dell’opportunità. Ma a volte gli incontri casuali possono invertire l’ordine delle stagioni e portare l’inverno in piena estate, facendoci patire un freddo terribile contro il quale non c’è riparo che tenga. Perché, non mi stancherò mai di dirlo, bisogna fare molta attenzione ai bambini.
Questi piccoli figli degli uomini sono talvolta comparsi nelle mie cronache. Ma di bambini ho parlato come chi li conosce bene solo perché anche lui lo è stato. e ora chiedo: che cosa sono i bambini? Diecimila pedagoghi sono pronti a rispondermi. Scanso previamente le risposte, alcune che già conosco, altre che indovino, e chiedo di nuovo: che cosa sono i bambini? Che strani esseri sono costoro che girano verso di noi i loro visi freschi, che a volte ci turbano con uno sguardo improvvisamente profondo e saggio, che sono ironici e gentili, fragili e implacabili, e sempre così estranei? Abbiamo fretta di vederli crescere, di ammetterli senza sorprese nel clan degli adulti. Siamo impazienti, nervosi, perché ci troviamo di fronte a una specie sconosciuta. Quando diventano come noi, gli parliamo dell’infanzia che hanno avuto (quella che ricordiamo, come osservatori esterni) e ci sentiamo quasi offesi perché non amano sentirsi rammentare una situazione in cui non si riconoscono più. Sono adulti, ora: un’altra specie umana, dunque.
A quest’infanzia appartiene, ad esempio, la storia che sto per raccontare e che devo appunto a uno di quegli incontri casuali di cui dicevo. E dopo averla riferita qui, mi direte se non ho ragione di insistere: bisogna fare attenzione ai bambini. Non la normale attenzione che tende a prevenire incidenti, quelli che compaiono sotto questa rubrica nelle notizie dei giornali, ma un’altra attenzione, più acuta e sottile.
Mi spiego.
Una maestra chiese un giorno ai suoi alunni di preparare una composizione plastica sul Natale. Non si espresse in questi termini, è chiaro. Disse una frase del genere: “Fate un disegno sul Natale. Usate matite colorate, o acquerelli, o carta lucida, quel che vi pare. E portatelo lunedì”. In un modo o nell’altro, gli alunni eseguirono il compito. Venne fuori tutto quel che di solito viene fuori in questi casi: il presepio, i re Magi, i pastori, san Giuseppe, la Vergine e il Bambinello.
Ben fatti, mal fatti, rozzi o accurati, i disegni caddero il lunedì sulla cattedra della maestra. Lei li guardò subito e li valutò. Stava segnando “bene”, “male”, “sufficiente”, insomma i patemi che tutti noi abbiamo vissuto. D’improvviso. Ah, ma bisogna fare molta attenzione ai bambini! La maestra prende in mano un disegno, che non è né migliore né peggiore degli altri. ma lei lo fissa, è turbata: il disegno mostra l’inevitabile presepio, il bue e l’asinello, e tutto il resto della figurazione. Su questo scenario senza mistero cade la neve, e la neve è nera . perché?
“Perché?”, chiese ad alta voce la maestra al bambino. Il ragazzo non risponde. Forse più nervosa di quanto voglia sembrare, la maestra insiste. Nell’aula risolini crudeli e i mormorii di rigore in queste situazioni. Il bambino è in piedi, molto serio, un po’ tremante. E alla fine risponde: “Ho fatto la neve nera perché è stato questo Natale che mia madre è morta”.
Tra un mese arriveremo sulla luna. Ma quando e come arriveremo all’animo di un bambino che dipinge la neve nera perché gli è morta la madre?

José Saramago

[Grazie Maestro….senza aggiungere parole altre..]

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19 giugno

..il viaggio non finisce…solo i viaggiatori finiscono.

José Saramago

Qui un inedito del maestro e lultima intervista.

Qui, invece, le parole commoventi di Roberto Saviano.

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Qui altre pagine dense dedicate a Lui.

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17 giugno 2010

[ parole di poesia ]

Le nostre donne
parliamo lingue diverse
alla stessa tavola
ma nell’inguine mai interrotto di Dio
lavate dalle stesse acque del Giordano dentro
bagnate ognuna d’un colore diverso

insieme,
le nostre donne formiamo

una bandiera

Beatrice Niccolai

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Per gli amici di Roma e dintorni, che amano le parole, la Poesia e non solo…un invito per una serata speciale con Beatrice, amica di parole, che io amo chiamare Anima dell’Amore.

Qui i dettagli della serata.

ché la Poesia unisce i cuori che sanno ascoltare, vibrando nella luce di ciò che possono toccare, sentire, annusare, vedere, respirare, assaggiare

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15 giugno 2010

[ notturno senza luna ]

fragore di vento
e latrato di cani

graffiano le note
                                                          in solchi già tracciati
penetrando segni
                                                      godendo sogni
         
il respiro si fa carne
                                                                     sottolineando i confini del vivere


[ immagine Christian Coigny ]

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13 giugno 2010

…la lingua batte dove il dente duole e il pensiero non si arrende all’evidenza, fa una capriola e sul confine della sera mi ritorna prepotente, insieme all’odore pungente del gelsomino che si mischia al tiglio…

…fanno a gara, sgomitano per prevalere nella loro traboccante intensità, per incidersi nello sguardo e starmi dentro…

…un po’ come il silenzio e il bisogno di urlare che mi sale in gola.

…ma le labbra sono ripiegate sulla curva delle parole e bramano il fresco di una bocca accogliente.

…e io lì, arbitro muto a dirimere il conflitto.

[Mi prendo una pausa e  scelgo un libro…lasciando che una storia mi giochi sulle dita…]

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8 giugno 2010

[ inquietudine ]

la sento muoversi
– come in una danza, lenta e sinuosa

tra colori nascosti
nelle increspature dell’anima

toccando gli spazi

abitando i silenzi


[ immagine Misti ]

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6 giugno 2010

è uno spazio
tra due suoni
la parola che mi spoglia
nelle righe di un foglio bianco

dove il tempo scrive
il rosso di Te

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2 giugno 2010

il sole mi lavora la pelle
lo sento quando il vento s’acquieta
ma resto dove sono, chiudo gli occhi e lascio che sia

sotto le fronde del faggio
tra le foglie, le parole del vento
muovono una danza leggiadra
accendendosi nella luce

una nuvola bianca mostra l’arcobaleno
e un sorriso mi scioglie lo sguardo

il verde dei prati, novello arlecchino vestito di rose,
cornice perfetta per corse bambine, a piedi nudi

lei, poco lontano, legge fiabe e racconti
– ai bambini veri – e non sa che un’altra bambina [silenziosa e nascosta]
cuce lacrime di gioia

sul vestito buono della domenica

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