Archive for agosto, 2010

30 agosto 2010

[ cielo in movimento ]

nuvole

quel sorridere sommesso
– meno di un sussurro
impercettibile odore
di acqua mossa

nuvole

come pagine bianche
si muovono – silenziose
scorrendo sui fianchi della solitudine

nuvole

come riflessi rubati
in parole di memorie lontane

nuvole

come dita
che fremono sulle labbra
tracciando il colore del silenzio


[ immagini dal mio flickr ]

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27 agosto 2010

[ io ti perdono ]

[…] Cammina, cammina Maria Dolores, e pensa. A quel perdono che non riesce a concedere agli altri. alle parole del prete: Sei ancora lontana dalla compassione e dal perdono. La verità poteva anche essere un’altra. Lui aveva perdonato. Accoglieva nel segreto della Confessione quel mostro e lo mandava via redento. Lui mano di Dio, suo vicario, capace di rimettere i peccati, anche i peggiori. Ma lei no. È umana, fallibile, non risolta. Convinta di cercare il bene in ognuno e invece sempre più attratta dal male. Che le giustifichi, una volta per tutte, la sua sofferenza. Lei e la sua corazza di verità presunte. Perché solo se hai quel buco nel cuore riesci a sentire il cuore spaccato degli altri. e cerchi altri come te. Dannati e costretti a fare i conti con il male in ogni istante della vita. […]

Io ti perdono, Elisabetta Bucciarelli – Kowalski editore

Io ti perdono precede cronologicamente Ti voglio credere, di cui avevo parlato qui.  

Una storia noir che affronta temi delicati: i bambini violati, l’abbandono di un figlio, il perdono.
Il perdono. Qualcosa che si dovrebbe avere dentro di sè e che ci sembra di avere, fino a quando però non ti colpisce nellanima, in profondità ed allora ti rendi conto che tutte le tue certezze, il cum-prendere devono ancora essere metabolizzate, interiorizzate e sedimentate in un qualcosa di superiore. E si scopre di non essere poi così capaci di perdonare. E parlo di perdono in senso ampio…non quello della confessione cattolica…quello che ti fa pacificare con te stessa e con il mondo che ti circonda ed in cui sei immersa.
Il perdono, qualcosa che io ancora non so.

Si dice che nei libri cerchiamo la nostra storia. Ci sono libri che recano in sé tracce della nostra storia, attraverso storie altre. E’ lo scrittore a far la differenza…a far scaturire sensazioni e vissuti che pensavamo dimenticati o avevamo sepolti…e ancora è lo scrittore esperto che celando svela molto più di quanto lui stesso immagini e le nostre corde nascoste sanno riconoscere i suoni…e anche se spesso fa male tutto ciò è necessario per continuare a conoscere…di noi e degli altri.

Nonostante il dolore….chè  il dolore scava a fondo e chiede giustizia.

Io ti perdono. Il blog.  Il video.

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24 agosto 2010


muovo passi non miei

– funambola

sopra un filo teso nel nulla


[ immagine dal web ]

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20 agosto 2010

[ rughe di luna ]

Lei. Fedele custode di parole taciute. Compagna di sogni e malinconiche solitudini, apparecchiate in notti insonni. Lei. Dolce richiamo notturno. Sorriso appeso nel cielo. Balsamo sulla pelle delle inquietudini. Colore tracciato nel buio del cielo.
Lei. Sorella, amica, amante. Di poeti e scrittori. Di anime fragili e forti. Di uomini e donne che si lasciano abbracciare dal suo fascino immortale…

Di Lei, scrivono qui che sta invecchiando. Pare abbia le rughe e che si stia rimpicciolendo.


Ho sorriso – confesso – pensando a Lei come ad una donna bella. Una donna matura che non nasconde i segni del tempo sul viso. Una donna appassionata. Capace di amare e ascoltare. Una donna che racconta lo scorrere del tempo come una storia che non finisce mai.

L’altra faccia della luna

Una fetta di luna si appoggia
al Madonnino in pieno giorno e io
scopro che la bellezza del mondo
non sparirà perché ci è stata data.
Possiamo perdere le cose, anche
le più preziose, possiamo lottare
per tenerle, possiamo rinunciarvi.
Ma questa falce di luna bianca
in campo azzurro che ora non c’è già
più, riapparirà altrove, un altro
mattino, col sole che la trascolora
e la spinge lontano e il mio cuore
che cede perché non regge il peso
di tanta dolcezza, di così tanta,
e buona, beata solitudine.

Paola Loreto


[ immagine di Misti ]

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17 agosto 2010

[…] Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su strapiombi, giocolieri in salita, acrobati in discesa, sono artisti da circo per la platea delle montagne. Gli zoccoli del camoscio appigliano l’aria. Il callo a cuscinetto fa da silenziatore quando vuole, se no l’unghia divisa in due è nacchera di flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in tasca a un baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una legge. […]

[…] Un rifugio del re dei camosci era sotto un mugo, scavato da lui stesso con le corna e le zampe. Era un’arte sconosciuta al branco, lui l’aveva imparata per nascondersi. […] Lui aveva imparato a smuovere la terra. […]

[…] Sotto il tetto di rami alzava il muso di notte verso l’alto del cielo, un ghiaione di sassi illuminati. A occhi larghi e respiro fumante fissava le costellazioni, in cui gli uomini stravedono figure d’animali, l’aquila, l’orsa, lo scorpione il toro. Lui ci vedeva i frantumi staccati dai fulmini e i fiocchi di neve sopra il pelo nero di sua madre, il giorno che era fuggito da lei con la sorella, lontano dal corpo abbattuto. D’estate le stelle cadevano a briciole, ardevano in volo spegnendosi  sui prati. Allora andava da quelle cadute vicino, a leccarle. Il re assaggiava il sale delle stelle. […]

[…] L’uomo era una schiena facile da calpestare. Saltandoci sopra lo poteva scaraventare in basso. Il re pesava quanto l’uomo, mai se n’era visto uno di taglia simile. Si alzò il ciuffo di schiena in segno di battaglia. Scosse il corno nell’aria per liberare la farfalla, picchiò l’unghia dello zoccolo sopra la roccia, rumore perché l’uomo si voltasse. Non lo voleva di schiena ma di fronte. […]

Erri De Luca, Il peso della farfalla – Feltrinelli

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Lanimale e luomo.  Indomiti fino alla fine. Nella cornice maestosa delle montagne dove stare è sentire  il respiro del tempo muoversi nellanima….
Un libro scritto come una poesia che ti rimane dentro, risuonando a lungo.

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14 agosto 2010

Molti la natura li disturba; i più non la vedono. In lei io mi verso. È la sola costanza, la sola fedeltà che conosco nell’incertezza di tutto.

Camillo Sbarbaro

[ immagine dal mio flikcr ]

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