Archive for gennaio, 2011

30 gennaio 2011

 


Dentro tasche colme di parole
raccolgo briciole di nudità.

Umbratile forma
vestita di niente.

[ immagine Misti ]

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27 gennaio 2011

[ il giorno della memoria ]


 

AL VISITATORE

La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non può essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto.
È vecchia sapienza, e già così aveva ammonito Enrico Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza è un seme che non si estingue.
È triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia è nato in Italia. È il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della «vittoria mutilata», ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estenderà, il culto dell’uomo provvidenziale, l’entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all’arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, è nato in Italia, prima che altrove, l’antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi
politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall’invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell’inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani e combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal
pensiero della liberazione così vicina. La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell’Italia fascista,
costretta all’antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano.
Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini fra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo. In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si è toccato il fondo delle barbarie.
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai.

Primo Levi

[Testo scritto per l'inaugurazione del  Memoriale degli Italiani ad Auschwitz]

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Marco Paolini, ieri sera su La7, nel suo monologo Ausmerzen, mi ha completamente assorbita…qualcosa che non conoscevo e che mi ha fatto pensare molto….da vedere per continuare a ricordare e riflettere su ciò che è stato e ciò che potrebbe ancora essere.

Qui.

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24 gennaio 2011

[ le parole per (non) dirlo ]


 

dell’impulso di dire quando sarebbe meglio tacere

dell’ostinarsi a tacere quando sarebbe meglio dire

[ immagine Misti ]

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18 gennaio 2011

[ sottotono ]

 

 

 

leggo (moltissimo)
penso (troppo)
parlo (poco)
scrivo (ancora meno)
ascolto (di traverso e su frequenze disturbate)

…è una questione di sguardi che non si incrociano, di sinapsi tra le parole  che hanno bisogno di essere lubrificate.
Di certo mi manca lo slancio verso l’alto. La differenza sta tutta lì,  saper trovare il balzo al momento giusto.
…e non è questione di misure sbagliate.
E’ come stare su una bilancia in cui l’ago ha perso il giusto peso…con lacci e catene a mescolare sogni e desideri.

 

[ immagine Misti ]

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12 gennaio 2011

[…] I romanzi sono una seconda vita.  Come i sogni di cui parla il poeta francese Gérard de Nerval, i romanzi rivelano i colori e le complessità delle nostre esistenze e sono pieni di persone, facce e oggetti che sentiamo di riconoscere. Proprio come nei sogni, quando leggiamo i romanzi siamo a volte così fortemente colpiti dalla straordinaria natura delle cose che incontriamo da dimenticare dove siamo e da immaginarci in mezzo agli eventi fantastici e alle persone che vediamo. In quei momenti, sentiamo che il mondo di finzione in cui ci imbattiamo e che ci fa divertire risulta più reale della realtà stessa. Che queste seconde vite ci appaiono più vere della realtà, spesso significa che scambiamo i romanzi per la vita, o almeno li confondiamo con l’esistenza vera. Ma mai ci lamentiamo di questa illusione, di questa ingenuità. Al contrario, proprio come in alcuni sogni, vogliamo che il romanzo che stiamo leggendo prosegua o speriamo che questa seconda vita continui a evocare in noi un costante senso di realtà e di autenticità. […]

[…]Ricerchiamo il cuore segreto del romanzo con la massima attenzione. Questa è l’operazione che più di frequente compie il nostro cervello allorché leggiamo un romanzo, a prescindere che lo faccia con ingenua inconsapevolezza o con sensibile ponderazione. A differenziare un romanzo da altri testi narrativi è proprio il fatto di avere un suo cuore segreto. O meglio, e più precisamente, un romanzo fa affidamento sulla nostra convinzione che vi sia un nucleo centrale che dobbiamo ricercare allorché lo leggiamo. […]

Orhan Pamuk – Repubblica 11 gennaio 2011 – brani tratti da “The Naive and The Sentimental Novelist” (Harvard University Press) che verrà tradotto e pubblicato in Italia da Einaudi.

[Un lungo brano in cui lo scrittore turco spiega dove nasce la passione per i grandi narratori…"la nostra seconda vita custodita nei romanzi" recita il titolo del lungo articolo, che potete leggere qui , che mi ha completamente assorbita….il mio cuore ha sorriso chè sempre, dentro un romanzo, lascio che le immagini dei sogni che ascolto formarsi mi prendano per mano…e mi portino via…]

 

[ immagine Misti ]

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7 gennaio 2011


Cieli inondati di profuse stelle
splendono sull’affanno. Volgi in alto,
non tra i cuscini il pianto. Già da qui,
al bordo estremo del tuo volto in lacrime,
attorno a sé palpando,
inizia lo spazio del mondo
impetuoso. Chi potrà arrestare,
se è là che il flusso ti trascina,
la corrente? Nessuno. E fossi pure tu
a contrastare d’un tratto il corso poderoso
di quegli astri verso te. Respira.
Respira il buio della terra e ancora
alza lo sguardo. Ancora, lieve e senza volto,
dall’alto su di te si posa qualcosa di profondo,
il volto celato, dissolto nella notte
apre al tuo lo spazio.

Rainer Maria Rilke, Poesie alla notte – Passigli Editore

[ immagine dal web ]
 

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4 gennaio 2011

 

"Scrivo perché imparai a leggere da bambino e la lettura mi procurò tanto piacere, mi fece vivere esperienze tanto entusiasmanti, trasformò la mia vita in una maniera così meravigliosa che credo che la mia vocazione letteraria fu una sorta di traspirazione, di derivazione da quella enorme felicità che mi dava la lettura.
In un certo modo, la scrittura è stata come il rovescio o il completamento indispensabile della lettura, che per me continua a essere la massima esperienza di arricchimento, quella che più mi aiuta ad affrontare qualsiasi tipo di avversità o fallimento. D'altra parte, scrivere, che all'inizio è un'attività che si mischia alla tua vita con le altre, con la pratica diventa il tuo modo di vivere, l'attività centrale, quella che organizza del tutto la tua vita.
La famosa frase di Flaubert che sempre cito: "Scrivere è un modo di vivere". Nel mio caso è stato esattamente così. È diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura."

Mario Vargas Llosa – da LaRepubblica

Una pagina dell'inserto cultura di oggi.
Ho letto con avida curiosità il "perchè scrivo" di molti autori conosciuti. Ed ho scelto il perchè scrivo di Llosa perchè ho pensato alla me bambina che, immergendosi – anzi quasi perdendosi – nella lettura, viaggiava con la fantasia in mondi meravigliosi, creati da mani sapienti. E non so concepire me stessa senza un libro in mano. Così come mi piace scrivere, o almeno ci provo.
Scrivere – per me – è un balsamo emotivo.

…e per voi?

 

[ immagine dal web ]

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