Archive for agosto, 2011

26 agosto 2011

[ afa ]


26.8
21.15
31°

il display arancione in bella mostra di sé, davanti al semaforo rosso
la piazza deserta
la strada, di giorno trafficatissima, pure
deserto serale prima dell’ assalto notturno?

[pensieri senza forma appesi nello spazio di tempo necessario in attesa del verde]

lei, seduta accanto a me, ascolta gaga e spara domande a raffica
io  mi vedo alla sua età: sedicenne abbottonata in casa, senza se e senza ma
lei, in cui mi sembra di scorgere paure e fragilità – in boccio – che mi appartengono

cerco di concentrarmi sulle risposte giuste, sapendo bene quanto con lei non ci siano risposte giuste, ma solo risposte coerenti e sincere
lei  – canticchiando, ossessivamente, gaga –  continua a mettermi in imbarazzo con la sua esuberante  impertinenza
io prendendo tempo, guardo il cielo in cerca di luce e mi rendo conto che stasera domina una fitta coltre di nubi – pioverà, finalmente? – rido delle sue piccole paturnie d'amore e provo ad immaginare per lei un futuro meno nero di quello che intravedo tra le righe di un'Italia in declino

scatta il verde
forza mamma, schiaccia che siamo in ritardo!”

[immagine dal web]

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23 agosto 2011

[ là nel cuore del mar]
 

Là nel cuore del mar, là ai confini
dove nascono i venti, dove il sole
sulle acque dorate si sofferma;
là nello spazio di fonti e di verzura,
d'animali mansueti e terra vergine,
dove cantano uccelli naturali:
amor mio, mia isola scoperta,
da lontano, dalla vita naufragata,
riposo sulle spiagge del tuo ventre,
mentre pian piano le mani del vento,
passando sopra il seno e le colline,
alzano onde di fuoco in movimento.

José Saramago

[ immagine Misti ]

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18 agosto 2011

[ La vita accanto ]

 

Una donna brutta non ha a disposizione nessun punto di vista superiore da cui poter raccontare la propria storia. Non c’è prospettiva d’insieme. Non c’è oggettività. La si racconta dall’angolo in cui la vita ci ha strette, attraverso la fessura che la paura e la vergogna che ci lasciano aperta giusto per respirare,  giusto per non morire.
Una donna brutta non sa dire i propri desideri. Conosce solo quelli che può permettersi. Sinceramente non sa se un vestito rosso carminio, attillato, con il décolleté bordato di velluto, le piacerebbe più di quello blu, classico e del tutto anonimo che usa di solito quando va a teatro e sceglie sempre l’ultima fila e arriva all’ultimo minuto, appena prima che le luci si spengano, e sempre d’inverno perché il cappello e la sciarpa la nascondono meglio. Non sa nemmeno se le piacerebbe mangiare al ristorante o fare il cammino di Santiago de Compostela o nuotare in piscina o al mare. Il possibile di una donna brutta è così ristretto da strizzare il desiderio. Perché non si tratta solo di tenere conto della stagione, del tempo, del denaro come per tutti, si tratta sempre di esistere in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo.  […]

La vita accanto, Mariapia Veladiano – Einaudi stile libero big

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Ci sono storie che già dalle prime righe sono destinate ad attaccarsi alla pelle, come tatuaggi e a risuonarti dentro come un diapason; quel genere di storie che già dalle prime parole sai che hanno qualcosa da dirti. Storie in cui puoi isolarti per ore, lasciando che tutto il resto scivoli via.
E’ raro trovare storie ben scritte e quando accade è piacevole lasciarsene catturare e di questi tempi non è poca cosa.
La vita accanto è una di queste storie (almeno per me).

Lei ne aveva parlato tempo fa nel suo blog e, siccome le sue segnalazioni sono sempre molto arricchenti, l'ho aggiunta alla mia personale lista di desideri e finalmente l’ho potuta toccare con i miei occhi.

Mariapia Veladiano – qui al suo primo romanzo –  ci racconta la vita di Rebecca, una donna nata bruttissima e per questo abituata a “esistere sempre in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo";  lo fa  con garbo, a tratti con una levità poetica quasi dolorosa per come ha saputo rendere leggere pagine cariche di drammaticità.
Una storia da cui mi sono fatta abbracciare con tutto il suo dolore e la sua fragilità: per certi versi è stato come affacciarsi su dolori e fragilità che mi appartengono, tanto erano vividi i déjà-vu celati tra le  righe.

La bruttezza della protagonista e il conseguente isolamento dal mondo in cui la sua famiglia la costringe, sono il mezzo per mettere a nudo le storie di dolore che hanno segnato la sua stessa famiglia,  scavando nell’anima dei personaggi che le vivono accanto. Sarà attraverso di loro che Rebecca potrà imparare da dove viene e quali sono stati i fatti che hanno determinato il suo vivere e coltivando una sua passione  saprà riscattare il suo destino.

…una lettura che richiede spazi  profondi di ascolto e che mi ha sorpresa per la scrittura; una scrittura davvero molto particolare, densa, per come riesce a rendere palpabili le immagini dell'anima e tutto quanto non è visibile ma solo intuibile.

Una lettura che mi sento di consigliarVi, appassionatamente.

[l'immagine è di Misti ed ha un suo perché…]

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13 agosto 2011

[ lacrime e sangue ]

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9 agosto 2011

[ rotondità ]


 

stravagante  stare lì a contemplarne la rotondità
si fantasticava – piuttosto – di viverle accanto per riempirsi della sua lattescenza, lasciando che ogni poro della pelle ne fosse ubriaco

era la sua nudità a fare la differenza, ad attrarre come calamita – al di sopra di ogni guado, al di sopra di ogni sospiro [ lasciato lì da inguaribili appassionati in cerca di voci ]

sorprendeva la calma con cui si mostrava al mondo
e la si sarebbe potuta dire inarrivabile
non fosse stato per la sorprendente arrendevolezza con cui si mostrava ad occhi assetati, che la faceva sembrare, invece, piccola e fragile nella sua semplice immensità

 

 
[ immagine Misti ] 

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6 agosto 2011

morbida coltre – nel blu profondo
scrive fraseggi – abitati d’attesa               

[ immagine Misti ]

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