[odore di legno e terra]

17 febbraio 2012

Varco la soglia del cancello della villa che da sulla strada. Mi accoglie un bel cortile e davanti agli occhi una campanella appesa ad una parete che, forse in passato, doveva servire ad annunciare visite. Una porta mi guida verso le scale e salgo in religioso silenzio, un silenzio interrotto solo da voci che sento provenire dall’alto…”non sono sola” mi dico. Avanzo cauta sugli scalini ed arrivo al secondo piano dove un bel porticato mi dice che sono giunta alla meta. Guardo verso la montagna che accoglie il mio respiro – e anche la mia palpitante emozione -, saluto un anziano signore che tende la sua mano verso di me.
– Prego si accomodi, mi dice cordiale – deve andare di là, e indica con la mano un piccolo andito che si affaccia su due stanze.
Percorro un breve corridoio ed ecco, di fronte a me, la porta, su di essa una targhetta perfettamente conservata, mostra il nome della persona a cui apparteneva lo studio…mi accoglie un sorriso  che sembra sereno: una bellissima fotografia che tante volte ho visto stampata sulle pagine di libri che mi appartengono…
Immobile io, mentre il mio  sguardo spazia dentro questo piccolo guscio dove il tempo sembra essersi fermato da quando lei non c’è più. Un guscio, sì…una minuscola stanza che custodisce l’essenza del vivere di una donna che con la sua poesia mi ha presa per mano e portata dentro la parola.
Mi soffermo su un divanetto antico dove trova posto un orsetto di peluche…sfioro con le dita delicatamente questa creatura così perfettamente conservata nonostante siano passati tantissimi anni – non riesco a pensare quanti! –  e mi sembra di essere finita in un’altra dimensione…sulle pareti foto di lei in cornice, foto che raccontano la sua vita…e libri…tantissimi libri perfettamente conservati. Libri che tante mani devono aver sfogliato e che ora sono la memoria.
Gli attrezzi da montagna appoggiati in un angolo…gli sci di legno, le picozze, gli zaini…
Accanto alla finestra la sua scrivania…la scrivania su cui deve aver scritto poesie, lettere e pensieri  affidando alla carta il suo sentire; l’occorrente per la scrittura tutto lì, pronto per essere usato, quasi che da un momento all’altro lo  si dovesse usare: pennini, inchiostro e il tampone per assorbire con visibili le tracce impresse dal tempo…
…mi affaccio alla finestra di questo piccolo guscio e le montagne sono lì ad accarezzarmi così come io ho accarezzato con lo sguardo tutto ciò che il guscio contiene…una vista che toglie il fiato per la bellezza che trasmette…chissà quanti pensieri questa finestra deve aver sentito formarsi nel cuore di lei…negli occhi sento qualcosa pizzicare e poi rotolare piano e mi accorgo che per un lunghissimo momento è come se mi fossi isolata da mondo…
Il guscio, questo guscio di silenzio e pace era lo studio appartenuto ad  Antonia Pozzi a Pasturo, il minuscolo paese di montagna dove amava rifugiarsi perché, diceva lei […] Quando dico che qui ci sono le mie radici non faccio solo un’immagine poetica. Perché ad ogni ritorno fra questi muri, fra queste cose fedeli e uguali, di volta in volta ho deposto e chiarificato a me stessa i miei pensieri, i miei sentimenti più veri. E queste pareti se ne sono fatte custodi, così che, quando rientro qui, oggi – quella che sono, mi balza incontro ed io ritrovo la più completa me stessa. Qui non sono solo raccolte tangibilmente tutte le immagini delle persone care, dei luoghi amati e non più veduti, delle cose d’arte predilette, ma l’aria stessa è come se conservasse l’eco delle voci, l’ombra dei volti, il senso delle cose vissute.[…] *
Gli oggetti, le immagini, i disegni sono ancora lì a raccontare di lei…a dire tutto questo scritto indelebilmente nella memoria delle cose e sopra tutto se ne può toccare il sapore, custodito dagli anni dentro le pieghe del tempo passato, ma ancora vivo nell’anima…ed io l’ho potuto ascoltare.
Il signore anziano che mi ha accolta mi racconta aneddoti della sua famiglia, parliamo di poesia e  di memoria storica, parliamo di come possa esser possibile conservare tutto questo in un tempo che tutto consuma e brucia in attimi che non lasciano tracce.
Ci salutiamo e mi consiglia di andare laggiù, di andare a vedere dove lei riposa nell’abbraccio perpetuo dei suoi monti..ci vado ed appena metto piede in quel luogo sacro comprendo cosa sia stare dentro le radici della terra…la terra che sa proteggerti senza fare male.

[ * brano tratto da “Per troppa vita che ho nel sangue”  Antonia Pozzi e la sua poesia, di Graziella Bernabò  – Viennepierre editore ]

(Post pubblicato in Splinder nell’agosto 2008, dopo aver visitato la casa di Atonia Pozzi a Pasturo)

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