Archive for giugno, 2013

[ dritto al cuore ]

30 giugno 2013

Ogni montagna ha il suo carattere. Non è la roccia nuda, quella acuminata o muschiosa a rendere algida e fredda una montagna. Non è nemmeno l’estensione di un ghiacciaio o l’antropizzazione di un tratto troppo esteso. È la disposizione delle pareti, l’angolazione dei pendii, la predisposizione a farsi attraversare, raggiungere, penetrare. È un essere in divenire, muta come mutano le stagioni degli umani. Fiorisce e perde linfa, si ammala e rattrappisce. Spacca e crea voragini rendendo irraggiungibili porzioni di spazio. È in parte ancora violata, a tratti sfregiata, corrotta e contaminata. Espugnata, rivendicata e vergine. A volte non ha nemmeno un nome.
ci sono punti su cui nessuno ha mai appoggiato il piede, latri dove nemmeno lo sguardo è arrivato a scrutare. Angoli, anfratti, voragini.

Elisabetta Bucciarelli, Dritto al cuore – Edizioni E/O

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Un noir. Un noir poetico. Un noir poetico tutto al femminile.
Parrà strano ad alcuni leggere noir poetico, nei noir di solito la poesia non è contemplata, ma in questo libro di Elisabetta Bucciarelli si respira tanta poesia.
Un noir al femminile perché protagoniste sono tutte donne.

Maria Dolores Vergani, ispettrice di polizia in aspettativa dopo le vicissitudini narrate nel precedente libro.

Ariel, con le sue fragilità di adolescente alla ricerca della verità su se stessa e la sua mamma ed il suo rapporto con Zefiro, nonno protettivo a modo suo, che vorrebbe cancellare dalla sua vita aspetti dolorosi, anche negando,  quando invece la piccola Ariel è molto più forte di quel che lui pensi. E vorrebbe fargli capire che dentro la semplicità delle cose è nascosta la vera felicità…in fondo lei ama la semplicità e nel contatto con la Terra, con le sue radici trova una sua dimensione.

La casa e la faccia-bambina che la abita che tutto vede e sa. Come una sorta di coscienza  atavica a cui attingere per dar forma ai nostri dubbi e alle nostre paure ancestrali, perché, in fondo noi, “Abitiamo i luoghi che abbiamo dentro”.

La montagna – la splendida cornice della Valle d’Aosta – e i suoi sentieri  tortuosi che ti permettono di conoscere, attraverso la fatica, un mondo pieno di bellezza e di pace…una pace difficile da contenere e mantenere….chè quando pensi di aver conquistato qualcosa ecco che un nuovo ordine di cose spariglia tutto e si ricomincia a salire o a scendere.

E l’indagine sul delitto di una donna decapitata, trovata nel bosco dove i protagonisti vivono e che riporta al femminicidio, di cui tanto si parla. Il femminicidio è una piaga che fa male. La violenza sulle donne da parte di chi dice di amare quelle stesse  donne che poi uccide è qualcosa di inaccettabile e credo che la società tutta debba seriamente riflettere sull’educazione emotivo affettiva di maschi e femmine. Perché accanto a maschi “violenti” ci sono femmine che accettano la violenza, nel senso che non sanno distinguere un gesto d’affetto da un gesto che affettuoso non è. Leggi più severe certo, ma penso che non possano bastare se non si passa, appunto, anche attraverso una (ri)educazione emozionale.

Un bellissimo libro, teso a sottolineare e far riflettere su quanto la natura femminile abbia ancora da percorrere per conquistare una sua autonomia consapevole…ma anche vuole farci sentire quanto sia importante tornare a riappropriarci del contatto con la Terra e della parte ancestrale nascosta dentro di noi, quella fatta di semplicità e rispetto verso tutto ciò che ci circonda, sia esso animale o vegetale. Un libro dove si sente la cura della parola ed ogni frase è un fine ricamo. Un libro scritto con amore, sì lasciatemelo dire; una storia molto intensa e profonda, piena di segni e simboli su cui riflettere e far tesoro.

Qui, il blog del libro….e qui il sito dell’autrice.

 

# Gli orizzonti verticali di Elisabetta Bucciarelli sul sito della RAI.

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[ nascita di olga ]

16 giugno 2013

Nascita di Olga

Sul cibo che cucinavo si diceva di tutto. Non era sempre buono, a volte era appena accettabile. Lo proponevo seguendo gli apprezzamenti dei commensali perciò poteva succedere che per tre giorni di seguito si consumasse la medesima pietanza. A quel punto diventava noioso. Se invece non piaceva usciva dal menù e spariva. Gli ingredienti base erano sempre gli stessi.

Pasta, lunga o corta. Se corta, penne o farfalle. Pomodoro, salsa fatta in casa. Olio extra vergine d’oliva, spremuto a freddo. Carne bianca, petto di pollo o di tacchino. Uova di galline, libere di razzolare in un’aia. Insalata biologica. Verdure colorate, peperoni, zucchine, cetrioli, melanzane. Patate e carote. Non mancavano latte e formaggi, il primo sempre intero e fresco, i secondi possibilmente non stagionati. Parmigiano, quanto basta.

Di questi cibi non mi piaceva l’odore. Né del pomodoro cotto, né della carne. Neppure dei vegetali e meno ancora dei formaggi. Era un odore nauseabondo, riuscivo a percepire il pezzetto marcio e quello ammuffito.

Tutto era corrotto e a me toccava l’alchimia della trasformazione. Uccidere tutti i batteri, fare in modo che nulla contaminasse il corpo. Sobbollivo, ribollivo, lessavo, friggevo fino allo snervamento di ogni sostanza.

Non provavo alcun desiderio, né per le materie prime e nemmeno per il risultato del processo di amalgama. Ogni alimento mi provocava solo repulsione.

La cassa della verdura era ancora appoggiata fuori dalla porta. Con indolenza la stavo sollevando quando l’uomo me la tolse dalle mani.

Lo guardai per qualche istante prima di ringraziarlo. Restava lì, fermo, e non se ne andava.

Posso fare qualcosa per lei?” gli chiesi arrossendo.

La sua pelle ha il colore delle annurca” rispose con un sorriso. Le mie guance erano esattamente come le mele che avevo nella cesta. E aggiunse: “I suoi capelli sono simili all’oro dei pistilli di zafferano”.

Iniziò a parlare così e nel giro di poco lo rividi altre volte, per caso o per volontà, questo non lo so. “Nemmeno la farina è bianca quanto il tuo incarnato, forse il latte, ecco sei fresca come il latte” eravamo passati al tu.

Divenne facile capire dove saremmo arrivati, tra un ingrediente e l’altro, seguendo un tempo breve ma singolare. Baci sulle mie labbra, rosse come ciliegie, diceva lui e carezze sui miei seni, sodi come uova saporite, e gli piacevo dappertutto perché sapevo di cioccolato bianco.

Ero zucchero che restava appiccicato alle dita, d’anice nel retrogusto. Non mi accorsi nemmeno di quanto il corpo stesse diventando cibo, invece del contrario, e di come olfatto e gusto si mescolassero tra loro.

Iniziai a coltivare il desiderio trattandolo come fosse un ricettario. Immaginai la prima torta che lo contenesse tutto. Sgusciai le uova e le montai fino a un composto chiaro e spumoso e poi con calma e ritmicamente aggiunsi la farina. Con un setaccio, a pioggia, lievito e cacao. Il burro morbido tra le mie dita finì sul fondo della tortiera e poi tutto in forno, alta temperatura per il tempo giusto.

Divenni brava a far crescere la panna e non mi stancavo del gesto ripetitivo di mescolare le piccole dosi di latte, mentre il fuoco lento trasformava ciò che doveva in miscela buona e densa di crema pasticcera. Le ciliegie sciroppate, il cioccolato a scaglie e persino la ricotta divennero sodali. Sentivo i profumi e il gusto dolce.

Più lui entrava nella mia vita più io spingevo le mani dentro la materia..e senza accorgermi presi a nutrire il mondo e finalmente me stessa. Impastavo, degustavo, amalgamavo, frullavo, nappavo, sbollentavo, imprimevo e rosolavo, parole e azioni, come fossero passi di danza. E aumentavo, crescevo divenivo tonda a dismisura.

Ecco la forma. La mia, finalmente raggiunta.

Mi dissi un giorno, che per amore sono diventata il mio nome. Mi chiamo Olga, e quando lo pronuncio le labbra passano da un cuore a un sorriso.

 Elisabetta Bucciarelli, Nascita di Olga – Opificio Monzese delle Pietre Dure

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Questo racconto è stato scritto dall’autrice per “Alla ricetta del tempo perduto”, un percorso di racconti e cucina, all’interno di Appetiti cibo in festival a che si tiene a Barzanò (Lecco) dal 4 maggio al 21 luglio 2013.

Olga è un personaggio a cui sono molto affezionata che compare la prima volta in “Femmina de luxe” (Perdisa editore) e successivamente in “L’etica del parcheggio abusivo” (Feltrinelli editore).

Olga è una donna morbida – qualcuno direbbe grassa – che non si cura delle mode e non vuole dimagrire. Nelle sue forme c’è la sua identità.
Femmina de luxe è un noir che racconta la storia di Marta, alla ricerca di una perfezione fisica che esiste solo dentro se stessa e che non riuscirà mai a raggiungere. 

Una storia drammatica e molto attuale, che mette al centro l’incapacità di accettarsi in una società che richiede la perfezione fisica. Così il cibo e l chirurgia estetica, divengono un’arma da usare contro se stessa.
Di contro Olga non si cura della perfezione e si sente felice nei suoi abiti pieni di svolazzi…ma anche lei dovrà patire una grande solitudine interiore. La solitudine delle anime semplici.

In questi giorni, della stessa autrice, è uscito per E/O,  “Dritto al cuore”.

A breve ve ne parlerò..

[ people have the power ]

16 giugno 2013

 

 

 

[ il buio ]

8 giugno 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[immagine Alex Howitt]

 

Il buio

Ho vegliato il tuo respiro.
Ti ho suggerito un sogno.
Il buio era sempre più freddo,
appollaiato sulla mia spalla
come una cornacchia.

Gianni Rodari        [da Il cavallo saggio – Einaudi ]