Archive for agosto, 2013

[apollo]

26 agosto 2013

Apollo

(Una passeggiata sul lago dei Quattro Cantoni)

 

Il viandante se ne stava solo, sdraiato di fianco al sentiero, sotto il sole caldo. Il suo sguardo seguiva il gioco della luce sulle rocce gialle, l’orecchio si lasciava accarezzare dal rumore scrosciante del torrente alle sue spalle che giungeva da lontano, lieve e continuo. La sua anima, in un tenue dormiveglia, stava come un uccello con le ali spiegate sul paesaggio luminoso della sua infanzia. Una farfalla marrone volò lentamente oltre il muro della strada e attraversò con la linea inquieta del suo volo la silhouette della stretta superficie del lago, che rifletteva la sua luce negli occhi dell’uomo sdraiato. Sul fondo verde scuro e brillante, il colore opaco delle ali della farfalla sembrava più chiaro e più ricco. I bordi delicati tremolavano diventando una striscia di luce biancastra, come se il loro stesso contorno mosso e netto attirasse la luce.

Nella memoria del viandante che si stava riposando riaffiorarono la passione gioiosa dei giorni dell’infanzia, l’eccitante piacere della caccia estiva alle farfalle, tra i grandi fiori del giardino e i profumati prati senza vento, sui quali tremava l’aria calda in onde luccicanti.

Le palpebre ormai pesanti del sognatore si chiusero inavvertitamente sullo sguardo affaticato. Il suo sogno correva in un piacere mozzafiato a caccia di farfalle, lungo prati e pendii familiari, e nel riemergere di ricordi lontani il dormiente fu sopraffatto da un desiderio della sua infanzia: vedere una farfalla Apollo. L’oggetto delle sue aspirazioni di bambino, bianca come la neve con macchie rosse, l’immagine della bella regina delle farfalle stava sospesa davanti a lui nell’azzurro. Altre strane e care melodie, familiari e delicate, sopraggiunsero portando l’eco degli anni passati. Sopra i pensieri del viandante addormentato si incurvava, luminoso e delicato, il cielo della sua infanzia, in sfumature di celeste vivo.

Un vento lieve soffiò fresco dalle montagne di fronte e fiorò il capo reclinato del dormiente. Sorridendo egli aprì gli occhi lentamente, ristorato dalla trasparenza dell’aria pura del lago e dai colori allegri e splendenti del paesaggio. Si alzò con l’animo bendisposto.

In quel momento un bagliore bianco gli passò davanti.

Egli si fermò e alzò lo sguardo, in contemplazione. Silenziosa e tranquilla una farfalla chiara scese eseguendo eleganti archi nell’aria, arrivò fino a terra, batté le ali guardandosi intorno e rimase ferma sulla superficie scoscesa e illuminata dal sole di una rupe. Sembrava ascoltasse; mosse le antenne sottili, poi spiegò tutte e quattro le ali, silenziosa, nella luce calda. Una apollo! Sulle bianchi ali di seta spiccavano venature più scure in morbide linee dallo splendore metallico, e nel mezzo del fondo bianco setoso splendevano i magnifici occhi color rosso sangue.

La farfalla richiuse le ali, mostrando la loro elegante forme allungata con la perfetta curvatura delle ali superiori, le aprì ancora una volta, come a riprendere respiro, con un movimento rotatorio, e si alzò in volo. Dalla rupe volò sulla cima di un altro cardo violetto e di lì giù verso il lago, nel fondo buio. Poi si sollevò di nuovo, si librò per un attimo indecisa, all’improvviso fece una serie di esultanti battiti d’ali e scomparve verso l’alto del cielo profondo e luminoso.

[1901]

 

Hermann Hesse, da Frammenti del creato (riflessioni, racconti, poesie sulle farfalle) – Oscar Mondadori

 

[immagine dl web]

[farfalla blu]

23 agosto 2013

Farfalla blu

La piccola farfalla blu vola,
il vento la sostiene,
è un fremito di madreperla,
luccica, sfavilla, se ne va.

Così in un battibaleno,
così volandomi davanti
la felicità, ecco, mi chiamò,
luccicò, sfavillò, se ne andò.

Hermann Hesse , da  Frammenti del creato (riflessioni, racconti, poesie sulle farfalle) – Oscar Mondadori

 

[immagine di Misti]

[risveglio]

20 agosto 2013

 

Risveglio

Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse
mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto
dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita
in mezzo a un panorama di pietre sparse e tegole rotte.
Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino
mescola lo zucchero al caffè
con l’attenzione che aveva da scolaro
quando ritagliava dalla carta
file di bambini che si tengono per mano,
piccoli pesci che baciano l’aria.

Pierluigi Cappello, Mandate a dire all’imperatore – Crocetti Editore

 

[immagine di Misti]

[la canzone del sole]

17 agosto 2013

 

[appunti sotto il cuscino]

11 agosto 2013

 

APPUNTI SOTTO IL CUSCINO

Li tiro fuori al risveglio
dal fondo dei sogni.

La mia mano ha graffiato,
libera nell’oscurità.

A stento decifro i segni
come iscrizioni runiche.

Mi sono inviata da sola
messaggi da un altro luogo.

E il mattino si rischiara
con la loro mancanza di chiarezza.

Blaga Dimitrova

 

[immagine di Misti]

 

[meraviglioso]

10 agosto 2013

 

[la danza dei libri]

9 agosto 2013

e…se accadesse davvero?…

[natura]

5 agosto 2013

 

Natura è fatta di voci incatenate dentro.
Venite cari ospiti del mattino che fate di ogni giorno una festa.

Mariangela Gualtieri

 

[immagine Misti]

[l’etica del parcheggio abusivo]

1 agosto 2013

Olga cammina, si ferma apre la borsa. Controlla il borsellino di monete. Il fazzoletto di pizzo, mollette colorate per i capelli. Si muove morbida, nei suoi quasi settanta chili per la poca altezza. Riccioli biondi e occhi da cerbiatta. […]

Olga non teme i percorsi lunghi, né il sole, né la pioggia. Sale sull’autobus dove gli occhi stranieri s’incollano alla sua figura. Scende in metropolitana, dove la penombra la smagrisce un po’, ma lo spazio a disposizione è ancora meno. L’umanità omologata dal peso e dalle misure non tollera il sedile e mezzo occupato da lei. Di fianco, al limite, potrebbe starci un’anoressica o un bambino. Magro però. Passa attraverso i tornelli, cercando di mettersi di profilo, per non sporcare i vestiti puliti, leggeri, estetici. Strisciando e forzando se stessa. Sembra danzare aggraziata tra gli interstizi di una città estesa, in alto e in basso, ma non a sua dimensione. Eppure lei cammina sicura. Scarpe con un tacco che non fa rumore, slancia la caviglia e guadagna chilometri. Punta-tacco, un due tre. Pasticcerie, rosticcerie, chioschetti. Sbuca in piazza XXIV maggio, larghezze e traffico, l’albero più ciccione di Milano, la grande quercia, al centro degli incroci. La piantò un avvocato tanti anni fa. Ogni volta che Olga incrocia il tronco le scappa un sorriso. Alza gli occhi a seguire i riccioli di ramo. E pensa a quanto si assomigliano loro due. Larghe, solide e piantate al loro posto.

Ma oggi è diverso.

Olga ha il naso all’insù. Verso il cielo che si specchia nei suoi occhi. Ha in mano il cellulare e sta scattando una foto. […]

Elisabetta Bucciarelli, L’etica del parcheggio abusivo – Feltrinelli Editore

__________

Milano. Una grande quercia. Un parcheggio non autorizzato.
Mario un parcheggiatore che si prende cura delle auto e concede gratta e sosta solo a chi sa risolvere giochi di parole, mettendo alla prova la cultura dei proprietari. Per sostare nel suo parcheggio bisogna rispondere ai suoi sottili quesiti. Anafore, palindromi, ossimori, mesostici, sono queste le “misure” che chi vuole parcheggiare la propria auto deve dar prova di conoscere e non tutti possono trovare posto nel “suo” parcheggio; il parcheggio di Mario, appunto, perché a pochi è dato conoscere la fine bellezza nascosta nel significato nelle parole.

L’etica del parcheggio abusivo nasce come audiodramma, ma dai toni lievi, nonostante si stia indagando sulla scomparsa del parcheggiatore.
Intorno a lui molti personaggi, tra cui la mia amata Olga, che con lui, in varie occasioni, hanno interagito.
Un’indagine complessa che porterà verso un finale inaspettato…

Protagonista del libro è il “giocare con le parole”…ho trovato geniale mettere al centro della storia l’idea di far “parlare” le parole attraverso i quesiti di Mario; il suo non accontentarsi di risposte banali o affrettate, ma indurre le persone a dare un senso e un significato alle anafore, agli ossimori, ai mesostici, restituendo bellezza e profondità di significato al dire.
…ciò che, in questi ultimi anni, si è perso….senso e misura relegati in secondo piano, a favore dell’uso/abuso della parola scritta e orale.

Una lettura come un bel respiro, uno di quei respiri che sanno di buono.
E che costringe a pensare a fondo e a rivedere il nostro approccio alla parola. E a tutte le potenzialità in essa celate.

_________

 

Ed ho appena scoperto che in questi giorni se ne parla qui proprio con l’autrice… 🙂