Archive for maggio, 2014

[(come) una funambola]

23 maggio 2014

 

Funambola

[apre il cuore la strada del dolore]

 

Un passo dopo l’altro.
Percorro strade dai contorni fluttuanti.
In un disegno confuso chiedo ai giorni la forza dell’accettare.
Galleggiando dentro un cielo non mio, ne accolgo le forme e ne imparo i limiti.
Lo scorrere dei giorni disvela nuove forzature quando si è costretti nell’immobilità e gesti e pensieri scompaiono dal tuo sguardo.

Cammino. Come una funambola.
Su un filo che brucia.
Nel tempo senza spazio.

 

[ immagine Francesca Woodman ]

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[…]

22 maggio 2014

cuore

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazim Hikmet, Poesie d’amore – Ed. Mondadori

 

[ immagine di Misti ]

[l’eloquenza]

18 maggio 2014

fiore rarefatto

L’eloquenza

 

Con timoroso stupore accedo alla tua nudità
(guizza il pesce di marzo alla luce),
inguini, anfratti, e già un corallo pallido
di vene traccia mappe d’eldorado.

 

Dormi, e silenzio è cembalo stregato
che ci percorre il sangue ricongiunto.
Scivola sul pendio di neve azzurra
la mano-luna in brividi e tepori.

 

Amarti… Ma il linguaggio è una gabbietta
di cornacchie assai rauche. La più saggia
eloquenza sarà tacerti accanto,
mio germoglio che dormi nella neve.

 

Maria Luisa Spaziani

 

[ immagine di Misti ]

 

 

 

[#biancaluna]

12 maggio 2014

 

Un ascolto casuale, un’emozione intensa per l’anima…e  a brevissimmo uscirà anche il libro illustrato da Altan.

Dedicata a Misti e a tutti quelli che – come me – amano stare tra le braccia della luna [e so che sono tanti]…

[sull’orlo]

8 maggio 2014

soffione e rete

 

SULL’ORLO

Salire scale pericolanti
con borse cariche di sofferenze e rabbia.

Oltrepassare sbadata il proprio piano
e inchiodare la testa nel buio della soffitta.

Gettare dall’alto uno sguardo sul baratro
e dal basso il baratro lo sguardo in te.

Proprio accanto percepire un’assenza
e tu stessa lontana da lei.

Ma perché? – gridare a nessuno.
E turbinosa l’eco ti risponda: – Perché?

Dalla riva del tempo sgretolata
crollare in un vuoto atemporale.

Sull’orlo dello strazio arrivata,
ti fermarai sfinita sull’orlo?

Oppure là, fuori, lungo quella scala
a fatica giungerai sull’orlo del mistero?

 

Blaga Dimitrova, Dalla raccolta Sull’orlo 1996

 

[ immagine di Misti ]

 

 

[#ScrivoDunqueSono]

4 maggio 2014

scrivo dunque sono

 

[…]La scrittura, frequentata da chi ne ha fatto una professione o vissuta di lettori, è un costante stato di innamoramento. Chi scrive, anche quando non sta materialmente riempiendo le pagine, sta ugualmente componendo nei pensieri. Ha infiniti semi di storie che germogliano e vanno innaffiati e nutriti con perseveranza. Alcuni non sopravvivono, altri crescono. Le storie prendono forma e vengono costantemente cullate nella mente, restano ferme, sedimentano, poi d’improvviso si allargano, comprendono altre storie che sembravano appartenere a semi differenti e che invece s’intrecciano, fondendosi in un’unica e sola. Chi scrive cerca parole tutti i giorni. Le ascolta dagli altri, le afferra dalle canzoni, le ruba ai poeti, perlustra sentieri di scritture distanti (tecniche, scientifiche, filosofiche, sportive, gastronomiche) per trovare linguaggi adeguati al proprio dire, chiavi adatte per entrare nei mondi che non conosce. Chi scrive deve riprendere il respiro ogni tanto, fare pause, stare in silenzio, ma non può vivere distante dai libri, dai quaderni bianchi, dalle matite morbide, dalle penne che scrivono bene, dalla testiera del computer. Non può evitare di parlare di scrittura e soprattutto non può smettere di scrivere, perché sa che ogni volta in cui un libro comincia è come innamorarsi di nuovo, la stessa predisposizione al corteggiamento, la stessa disponibilità nei confronti del mondo, lo stesso sorriso stampato sul viso e il medesimo struggimento per la lontananza.[…]

[…]Siamo la somma di tante parti, di infiniti personaggi. Alcuni li sentiamo aderenti, familiari, altri ci illudiamo che siano completamente estranei, qualcuno può capitare che sia (ancora) realmente sconosciuto. Eppure tutti dormono sotto il medesimo tetto, dentro la persona che ci troviamo a vivere, che ci rappresenta, che siamo.[…]

[…]Scrivere si sa, è anche un rischio. Avvicinare, ascoltare, mescolarsi, sporcarsi le mani e spingersi oltre il confine di ciò che non conosciamo ma che tuttavia siamo determinati a voler conoscere è una necessità, un bisogno fisico, un’urgenza a cui non si può non dare seguito. E quando ci pare di aver raccolto tutto il materiale che ci serve per plasmare i nostri protagonisti, ecco che qualcosa ci sfugge ancora.[…]

[…]Il massimo grado di libertà, pur nelle regole, è privilegio dei poeti. Per questo leggere poesie è il modo migliore per assimilare il linguaggio necessario. Le composizioni poetiche sono infatti suono puro e come tale capace di permeare il livello razionale della comprensione per stabilirsi in un altro regno, uno spazio riservato alla musica e alle emozioni rarefatte. In più la poesia è in qualche modo misura del linguaggio. Ritmo, tono, colore legati ai vocaboli divengono concetti immediati perché veicolati dalle figure retoriche capaci di persistere nella memoria.[…]

[…]Tra le cose scritte da Freud che preferisco, “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio” (Boringhieri) c’è un capitolo in particolare in cui ho ritrovato alcune spiegazioni sul perché mi ostino a dire che le parole per raccontarci meglio si devono cercare nelle poesie e che quindi le uniche letture veramente necessarie, come l’aria e come l’acqua, sono i libri di versi poetici. Secondo Freud un bambino che gioca si comporta come un poeta, costruisce un proprio universo ricomponendo le singole parti a suo piacere. Anche il poeta si comporta come il bambino e giocando crea un mondo di fantasia, che prende molto sul serio, caricandolo di forti importi d’affetto.[…]

[…]Ecco perché dobbiamo saccheggiare i poeti, entrare in mondi a noi estranei attraverso le loro parole, sentirne i significati e le melodie e poi farle nostre, rapirle. […]

[…]In più aggiungerei che il poeta si muove all’interno di una forma piena di regole con l’ingegno e ciò che arriva a noi è libertà estrema. Ancora una volta nelle gabbie possiamo trovare il modo di volare. Ciascuno può inventare parole, trasformarle, adattarle e piegarle al ritmo di una composizione poetica, ma niente nutre l’orecchio, l’immaginazione e la psiche come le creazioni dei poeti, quelli capaci di poetare, le scritture degli altri. Forse è un paradosso, ma scrivere poesie non è un esercizio che ci servirà a impadronirci delle parole. Leggerle invece sì. Chiamare le cose per nome è sperimentarle, dar loro un’identità e concedere a noi stessi la possibilità di provare a sentire, vivere, immergerci nelle esperienze che identificano. Non avere le parole per dire è negare un’esperienza.[…]

Elisabetta Bucciarelli, Scrivo dunque sono – Editore Ponte alle Grazie

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Ho amato questo libro da subito, dalle prime righe, un libro che ha dato voce e corpo ai miei pensieri. Un libro che mette al centro la parola e la cura nella ricerca della parola. Scrivere è un bisogno e chi scrive sa bene la gioia che si prova quando, attraverso le parole, raggiungiamo il cuore e la mente di chi legge. Trovare le parole con cui esprimere il nostro bisogno a volte può essere difficile e complicato. In questo saggio sulla scrittura, ma definirlo saggio è riduttivo, l’autrice ci accompagna, attraverso esercizi e riflessioni, nella ricerca della comprensione dell’uso delle parole, all’interno della scrittura. Scrivere definisce chi siamo, mette in evidenza il nostro mondo interiore, ci aiuta a stare bene e a dipingere di colore emozioni e sentimenti. Le parole sono i colori per rendere ciò che siamo in poesia e musica. Aver cura delle parole, saper trovare le parole giuste per dire, è un atto d’amore e di rispetto verso chi legge. Elisabetta Bucciarelli ci aiuta a comprendere quanto sia importante e ineluttabile tutto questo. Essere scrittori richiede molto impegno, sacrificio e umiltà. Essere scrittori è vivere dentro le parole, le parole che amiamo. Grazie, Elisabetta per questo splendido viaggio dentro la parola.