Posts Tagged ‘antonia pozzi’

[paura]

4 gennaio 2014

 

Paura

Nuda come uno sterpo
nella piana notturna
con occhi di folle scavi l’ombra
per contare gli agguati.
Come un colchico lungo
con la sua corolla violacea di spettri
tremi
sotto il peso nero dei cieli.

 

Antonia Pozzi

 

 

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[la rampa]

3 novembre 2013

La rampa

Vidi un’altissima luna
per dune di nebbia versarsi
in limpidi laghi d’aria.

E il tuo sorriso mi cadeva in volto,
dall’alto,
da fresche fontane
dentro urne di pietra
grondanti:

mentre ai ginocchi ci serrava l’alito
giovane
dei sambuchi

e profondavano nell’ombra
lunghe scale
di terra.

Antonia Pozzi

 

[ immagine Misti ]

[prati]

1 maggio 2013

 

Prati

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio supremo
dei tuoi occhi malati –
e ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma non siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vent
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Antonia Pozzi

 

[la foto è mia]

[modalità stand by]

13 maggio 2012
 
 
 
 
I miei tempi non sono più quelli del blog.
La lentezza e i respiri lenti del leggere, sostando tra le pagine a me care, non sono più tali e non mi concedono la consueta cum-partecipazione.
Per questo ho deciso di interrompere la mia già scarsa presenza qui.
Per quanto non so…
Non è stato facile scrivere queste poche righe, anzi…ma non volevo sparire nel nulla senza prima salutarVi, abbracciando tutti con affetto.
 
 
 
 
Sera d’aprile
Batte la luna soavemente
al di là dai vetri
sul mio viso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa,
stupita,
sola,
nel prato azzurro del cielo.
 
 
Antonia Pozzi
 
 
 
 
 
 
 
[immagine foto_di_signorina]
 

18 febbraio 2012

E vivo della poesia come le vene vivono del sangue.

Antonia Pozzi

[odore di legno e terra]

17 febbraio 2012

Varco la soglia del cancello della villa che da sulla strada. Mi accoglie un bel cortile e davanti agli occhi una campanella appesa ad una parete che, forse in passato, doveva servire ad annunciare visite. Una porta mi guida verso le scale e salgo in religioso silenzio, un silenzio interrotto solo da voci che sento provenire dall’alto…”non sono sola” mi dico. Avanzo cauta sugli scalini ed arrivo al secondo piano dove un bel porticato mi dice che sono giunta alla meta. Guardo verso la montagna che accoglie il mio respiro – e anche la mia palpitante emozione -, saluto un anziano signore che tende la sua mano verso di me.
– Prego si accomodi, mi dice cordiale – deve andare di là, e indica con la mano un piccolo andito che si affaccia su due stanze.
Percorro un breve corridoio ed ecco, di fronte a me, la porta, su di essa una targhetta perfettamente conservata, mostra il nome della persona a cui apparteneva lo studio…mi accoglie un sorriso  che sembra sereno: una bellissima fotografia che tante volte ho visto stampata sulle pagine di libri che mi appartengono…
Immobile io, mentre il mio  sguardo spazia dentro questo piccolo guscio dove il tempo sembra essersi fermato da quando lei non c’è più. Un guscio, sì…una minuscola stanza che custodisce l’essenza del vivere di una donna che con la sua poesia mi ha presa per mano e portata dentro la parola.
Mi soffermo su un divanetto antico dove trova posto un orsetto di peluche…sfioro con le dita delicatamente questa creatura così perfettamente conservata nonostante siano passati tantissimi anni – non riesco a pensare quanti! –  e mi sembra di essere finita in un’altra dimensione…sulle pareti foto di lei in cornice, foto che raccontano la sua vita…e libri…tantissimi libri perfettamente conservati. Libri che tante mani devono aver sfogliato e che ora sono la memoria.
Gli attrezzi da montagna appoggiati in un angolo…gli sci di legno, le picozze, gli zaini…
Accanto alla finestra la sua scrivania…la scrivania su cui deve aver scritto poesie, lettere e pensieri  affidando alla carta il suo sentire; l’occorrente per la scrittura tutto lì, pronto per essere usato, quasi che da un momento all’altro lo  si dovesse usare: pennini, inchiostro e il tampone per assorbire con visibili le tracce impresse dal tempo…
…mi affaccio alla finestra di questo piccolo guscio e le montagne sono lì ad accarezzarmi così come io ho accarezzato con lo sguardo tutto ciò che il guscio contiene…una vista che toglie il fiato per la bellezza che trasmette…chissà quanti pensieri questa finestra deve aver sentito formarsi nel cuore di lei…negli occhi sento qualcosa pizzicare e poi rotolare piano e mi accorgo che per un lunghissimo momento è come se mi fossi isolata da mondo…
Il guscio, questo guscio di silenzio e pace era lo studio appartenuto ad  Antonia Pozzi a Pasturo, il minuscolo paese di montagna dove amava rifugiarsi perché, diceva lei […] Quando dico che qui ci sono le mie radici non faccio solo un’immagine poetica. Perché ad ogni ritorno fra questi muri, fra queste cose fedeli e uguali, di volta in volta ho deposto e chiarificato a me stessa i miei pensieri, i miei sentimenti più veri. E queste pareti se ne sono fatte custodi, così che, quando rientro qui, oggi – quella che sono, mi balza incontro ed io ritrovo la più completa me stessa. Qui non sono solo raccolte tangibilmente tutte le immagini delle persone care, dei luoghi amati e non più veduti, delle cose d’arte predilette, ma l’aria stessa è come se conservasse l’eco delle voci, l’ombra dei volti, il senso delle cose vissute.[…] *
Gli oggetti, le immagini, i disegni sono ancora lì a raccontare di lei…a dire tutto questo scritto indelebilmente nella memoria delle cose e sopra tutto se ne può toccare il sapore, custodito dagli anni dentro le pieghe del tempo passato, ma ancora vivo nell’anima…ed io l’ho potuto ascoltare.
Il signore anziano che mi ha accolta mi racconta aneddoti della sua famiglia, parliamo di poesia e  di memoria storica, parliamo di come possa esser possibile conservare tutto questo in un tempo che tutto consuma e brucia in attimi che non lasciano tracce.
Ci salutiamo e mi consiglia di andare laggiù, di andare a vedere dove lei riposa nell’abbraccio perpetuo dei suoi monti..ci vado ed appena metto piede in quel luogo sacro comprendo cosa sia stare dentro le radici della terra…la terra che sa proteggerti senza fare male.

[ * brano tratto da “Per troppa vita che ho nel sangue”  Antonia Pozzi e la sua poesia, di Graziella Bernabò  – Viennepierre editore ]

(Post pubblicato in Splinder nell’agosto 2008, dopo aver visitato la casa di Atonia Pozzi a Pasturo)

[poesia che mi guardi]

16 febbraio 2012

le mie parole sono le immagini
immagini per non sentirmi estranea, per darmi un motivo nel mondo
leggo le parole dei poeti per capire il mio cuore e quello degli altri
cerco le mie immagini tra le cose del mondo perché mi rivelino ciò che non comprendo

da Poesia che mi guardi, un film di Marina Spada [qui il trailer del film]

una giovane donna, Maria,  innamorata come me della poesia e di Antonia
il suo incontro con un gruppo di giovani studenti che fanno poesia da muro: gli H5N1
la scoperta della poesia di Antonia e la ricerca dei luoghi descritti nelle poesie per arrivare dentro l’anima delle cose

un film emozionante che racconta i luoghi cari alla poetessa e lo fa in punta di piedi, con rispetto e grande intensità

non è facile narrare la poesia in immagini
Marina Spada ha scritto con le immagini ciò che Antonia scrive con le parole…nelle immagini, tutta la sua anima…

Poesia che mi guardi è anche un libro , edito da Sossella.
Il volume raccoglie  le sue poesie e molti scritti ed anche il dvd del film.
Un volume che consiglio a chi vuole avvicinarsi alla Parole di Antonia…

[per troppa vita che ho nel sangue]

15 febbraio 2012

Ho incrociato la sua strada un giorno, all’inizio dell’estate scorsa, per caso durante una visita in biblioteca, da quel fortunato giorno che coincide con l’inizio di un periodo molto felice per me, è diventata la mia inseparabile “compagna” di momenti silenziosi; nelle sue parole, che lei stessa definisce”Asciutte e dure come sassi o vestite di veli bianchi strappati”, io trovo la forma e la consistenza di emozioni compatte che dipingono la mia anima di luce. Condensare in un post l’essenza di Antonia mi è quasi impossibile, tuttavia in questi mesi avete imparato a conoscerla e ad apprezzarla attraverso le sue poesie. Ma come fu la vita di Antonia Pozzi?
Nacque a Milano nel 1912 da una famiglia molto agiata, figlia di Lina Cavagna Sangiuliani e dell’avvocato Roberto Pozzi. Nessuna delle sue opere venne pubblicata prima della sua morte. Cresciuta in un’elegante casa milanese, ebbe un carattere solitario; timida, arrossisce per un nonnulla ma non rinuncia a una natura  libera che le fa sentire, come lacci intollerabili pregiudizi e convenzioni; inadattabile alla vita per eccesso di vita, vi si gettava con generoso gesto esistenziale, per una sfida intellettuale, sempre tra pudore ed effusioni; al liceo, instaurò una relazione molto profonda con il suo professore di latino e greco Antonio Maria Cervi, che divenne il grande amore della sua vita – tu eri la purità dell’anima mia, tu cui un’onda bianca di tristezza cadeva sul volto se ti chiamavo con labbra impure, tu cui lacrime dolci correvano nel profondo degli occhi se guardavamo in alto e così ti parevo più bella – così scriverà nella “Vita sognata”.
La famiglia di Antonia apparteneva, all’alta società milanese; il padre avvocato famoso, colto e rigido, fiero della figlia poetessa, la madre contessa, impegnata nella vita mondana. In una famiglia discendente da Tommaso Grossi, si studiava, si leggeva, si andava a messa, alla Scala, in vacanza nella villa di Pasturo (Lecco). Il matrimonio con un semplice insegnante di scuola non veniva nemmeno preso in considerazione. La forte opposizione della sua famiglia alla relazione, le impedì di sposarsi. Nel ’32, quando Antonia aveva 20 anni, l’avvocato aveva imposto ai due innamorati di non frequentarsi più, ma loro avevano resistito mesi ancora, prima di darsi per vinti. Fu l’inizio della fine? Può  essere. Almeno lo potrebbe fare supporre lo strazio di quei versi – della “Vita sognata” – nei quali Antonia augura ad Antonio Maria di trovare una nuova fidanzata “…Oh, possa tu incontrare la donna che ti ridia la creatura che abbiamo sognata e che e’ morta…”. La perdita dell’amato, e la conseguente impossibilità i avere un figlio da lui, segnarono per sempre la vita della scrittrice. Perduto Antonio Maria, di grandi amori per la giovane poetessa non ce ne furono più. Ci fu la passione, non davvero ricambiata, per il compagno d’università Remo Cantoni; e ci fu l’amicizia stretta con Vittorio Sereni. Per altro non ci fu più tempo.
Nel 1930, Antonia si iscrisse all’Università di Milano, dove studiò filologia moderna. Lì aumentò la sua passione per la filosofia, la letteratura ed il linguaggio. In seguito viaggiò molto in tutta Europa, e nell’estate del ’38 scrisse alla nonna, comunicandole la sua intenzione di scrivere un romanzo storico sulla Lombardia. Le lettere di questo periodo, lasciano trasparire un forte entusiasmo per il progetto, che si prolungò fino all’autunno di quell’anno. In una lettera datata 23 ottobre, invece, lo stato di Antonia apparve radicalmente cambiato. Le leggi razziali contro gli ebrei, avevano causato la partenza di alcuni dei suoi amici più cari, e la ragazza, allora ventiseienne, fu sinceramente sconvolta dall’evolversi degli eventi. Il 1 dicembre, Antonia decise di spostarsi nella sua casa di Chiaravalle, per sfuggire all’avanzata della guerra. Tre giorni dopo pose fine alla sua vita. Le sue opere, poesie e diari, furono tutte pubblicate postume. Con rigidezza simile a quella esercitata su di lei viva, il padre controllò, dopo la morte, la sua opera. Corresse e aggiustò secondo il suo gusto, cancellò e riscrisse quello che probabilmente riteneva eccessivo, non in linea con il modello di figlia esemplare e ideale che aveva sognato. Eliminò quasi dappertutto la dedica “per A.M.C.” che contrassegnava molte poesie. Soprattutto la famiglia negò sempre il suicidio, attribuendo la morte ad una polmonite. L’antico testo è però stato, forse dappertutto, ripristinato. Quasi tutti coloro che conoscevano Antonia Pozzi sono ormai morti.. Resta la sua compagna di scuola e d’università Lucia Bozzi, oggi suora di clausura; resta un’amica d’infanzia di Pasturo, Alessandra Castelletti; resta Maria Corti che, dagli incontri all’università, ne conserva una memoria molto forte: “Il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull’orlo degli abissi. Era un’ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili”.
Una vita solo sognata, dunque?
Potrebbe essere così; potrebbe essere che le parole con cui chiude la sua tesi di laurea tratte dal suo Flaubert, siano il suo testamento spirituale ma anche un’assunzione di destino:
“Per chi non riesce, per una sua posizione a lottare, per chi non è capace di sacrificarsi abbastanza devotamente a un compito per chi non sa formulare, davanti al proprio destino, una propria preghiera, saranno eternamente ammonitrici queste parole, che dicono un destino, e sono una preghiera: ‘Noi siamo soli. Soli, come il beduino nel deserto, bisogna che ci copriamo il viso, che ci stringiamo nei mantelli e che ci gettiamo a testa bassa nell’uragano – e sempre, incessantemente – fino all’ultima goccia, fino all’ultimo battito del nostro cuore. Quando moriremo, avremo questa consolazione di aver fatto la strada e di aver navigato nel Grande’ “.
Spero di non avervi troppo annoiato con la lunghezza del post; lo considero un doveroso omaggio a Voi che mi lasciate sempre parole profonde, ma soprattutto a Lei, ad Antonia – come affettuosamente ormai la chiamo – quasi fosse un’amica; la passione per la poesia, il bisogno del silenzioso abbraccio della natura, la malinconia della notte, la purezza dell’acqua…come se fossimo sulla stessa lunghezza d’onda…

[Riedizione di un post scritto su Splinder qualche anno fa]

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“Per troppa vita che ho nel sangue” è anche il titolo di una biografia scritta da Graziella Bernabò per Viennepierre edizioni che consiglio a chi vuole approfondire la vita e la poesia di Antonia Pozzi.
…ma è anche uno splendido verso di una altrettanto splendida poesia….

Sgorgo

Per troppa via che ho nel sangue
tremo
nel vasto inverno.

E all’improvviso,
come per una fonte che si scioglie
nella steppa,
una ferita che nel sonno si riapre,

perdutamente nascono pensieri
nel deserto castello della notte.

Creatura di fiaba, per le mute
stanze, dove si struggono le lampade
dimenticate,
lieve trascorre una parola bianca:
si levano colombe sull’altana
come alla vista del mare.

Bontà, tu mi ritorni:
si stempera l’inverno nello sgorgo
del mio più puro sangue,
ancora il pianto ha dolcemente nome
perdono.

Antonia Pozzi  (12 gennaio 1935)

[sorelle, a voi non dispiace]

14 febbraio 2012

Sorelle, a voi non dispiace

Sorelle, a voi non dispiace
ch’io segua anche stasera
la vostra via?
Così dolce è passare
senza parole
per le buie strade del mondo –
per le bianche strade dei vostri pensieri –
così dolce è sentirsi
una piccola ombra
in riva alla luce –
così dolce serrarsi
contro il cuore il silenzio
come la vita più fonda
solo ascoltando le vostre anime andare-
solo rubando
con gli occhi fissi
l’anima delle cose –
Sorelle se a voi non dispiace –
Io seguirò ogni sera
la vostra via
pensando ad un cielo notturno
per cui due bianche stelle conducano
una stellina cieca
verso il grembo del mare.

Antonia Pozzi  (Milano 6 dicembre 1930)

[Buon Compleanno, Antonia]

13 febbraio 2012

“L’infinita speranza di un ritorno: vita e poesia di Antonia Pozzi.”

A Milano al Teatro Franco Parenti dal 14 al 19 febbraio, a cura di Elisabetta Vergani e Maurizio Schmidt.

Qui il link.
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Preghiera alla poesia
Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai che io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra –
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

Antonia Pozzi (Pasturo, 23 agosto 1934)