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[mai più complici]

1 maggio 2012
Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”. Imparano a cantare piangendo, a suonare con un braccio che pesa come un macigno per la malattia, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima. E’ un compagno di vita, un nemico tanto familiare da essere quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere. Ci si vive, è normale. Strillare disperde energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa.
Cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza?
Perché sopporta chi sopporta, e come fa?
Quanto è alta la posta in palio?
Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza.
Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell’accettazione del male risorse per dire, per fare qualche cosa che altrimenti non avrebbe potuto. Grandissimi talenti sono sbocciati da uno sfregio.
Altrettanto grandi sono stati spenti.
Per mille che non hanno nome, una cambia il corso della storia.
Sono alla fine, gesti ordinari.
Chiunque può capirlo misurandolo su di sé.
Sono esercizi di resistenza al dolore.
Concita De Gregorio – Malamore. Esercizi di resistenza al dolore. – Ed. Mondadori
Dora Maar, Lee Miller, Marie Trintignant…tre donne citate nel libro, tre donne che hanno subito violenza dai loro compagni…ma anche altre storie di donne anonime che si sono trovate ad affrontare il dolore della violenza domestica.
In questi giorni si è parlato molto di femminicidio e di come si possa fermare questa assurda, inaccettabile violenza.
Una iniziativa di senonoraquando ci invita QUI a firmare la petizione, io l’ho fatto e tu?
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